Giovedì 31 dicembre 2015 alle ore 18.00 è stata celebrata nella chiesa dl Castello la Messa solenne che segna la conclusione dell'anno onorando Maria Madre di Dio e ringraziando Dio per i doni ricevuti con il canto del Te Deum. Hanno concelebrato con il parroco i sacerdoti della parrocchia e Padre Mario Toffari, scalabriniano di Brescia, momentaneamente ospitato dai parenti a Viadana per un periodo di riposo.

Segue la galleria fotografica e l'omelia di don Antonio.

Buon 2016. 

L'omelia e le foto del 31 dicembre 2015:

Riportiamo alcune parole di augurio arrivate dall'Africa, a scrivere è fra' Paolo Boldrini dei frati minori rinnovati, missionario viadanese in Tanzania

NATALE 2015
Chi ha messo questo mondo nelle mani degli uomini, per salvarlo, si e’ fatto Bambino che nasce in una grotta qualsiasi di un paese insignificante, ma e’ accolto dalla giovane e vergine Maria e custodito dall’umile e forte Giuseppe: persone con poche parole e molta mitezza, persone che condividono la sorte di chi non ha la pretesa di salvare il mondo, come la povera gente dei nostri villaggi, ma si lasciano guidare dalla fede in un Dio che e’ Amore, l’Amore che genera e sostiene questo mondo.
Ti auguro di lasciarti contagiare da questa follia di Dio che è il Natale, festa di una umanità ritrovata nell’amore, nell’umiltà e nella mitezza!
Fra Paolo dei frati minori rinnovati, Viadanese in Tanzania

Il parroco, don Antonio, ha celebrato giovedì 24 dicembre a mezzanotte la solenne Messa di Natale in Castello. In questo articolo è possibile visionare le foto della celebrazione e ascoltare la predica di don Antonio. Un'occasione per rivivere e condividere la gioia del Natale.

Viene qui presentata la proposta delle parrocchie del viadanese in vista della partecipazione alla Giornata mondiale della gioventù di Cracovia. Oltre le condizioni e le indicazioni pratiche, sono certamente più importanti le motivazioni che sono alla base dell'adesione a questo evento.
 
La nostra Diocesi propone:
la GMG lunga (dal 19 al 31 luglio - rientro per il 1° agosto): fase diocesana e fase celebrativa (595€)
la GMG corta (dal 24 al 31 luglio - rientro per il 1° agosto): solo la fase celebrativa (460€)
 
La proposta delle parrocchie viadanesi:
- consiste nel partecipare alla "GMG corta" insieme alla nostra Diocesi (vedi sopra) e nel fermarci in Polonia visitando Breslavia e Varsavia per 6 giorni, spostandoci in treno e tornando in aereo (700€)
 
Le iscrizioni chiudono il 31 gennaio, ma occorre fare presto... Ci hanno chiesto di partecipare anche da altre parrocchie di altre zone...
 
Per altre informazioni, richieste o delucidazioni particolari, o ricevere il modulo di iscrizione ci si deve rivolgere a don Piergiorgio in oratorio Castello a Viadana, oppure:
 
- cell. 333 4538511
- Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
 
Non esitare a chiedere, non costa nulla!
 
 

Dopo aver condiviso con la comunità viadanese il suo periodo di "riposo", Padre Andrea, giovane missionario saveriano viadanese, torna a scrivere agli amici, annunciando alcune novità nella sua missione... 

Di  nuovo

0. Savana padana

Il giorno prima di partire di nuovo per l’Africa ho chiuso la valigia a metà mattina. Arduo decidere cosa prendere e cosa lasciare: fare la valigia genera dubbi amletici ed è - a modo suo - metafora della vita. Se la vita pesa 30 kg, salame e parmigiano-reggiano hanno un loro peso ontologico che ha più a che fare con l’essere che con il non essere.

È la seconda metà di ottobre: autunno cominciato, sole pallido segue a giorni di cielo uggioso. Dopo avere salutato la gente, è doveroso salutare la terra, gli alberi e il fiume. Cosi prendo la bici in direzione del ponte vecchio, dove la canoa è rimasta in questi tre mesi. Scendo dall’argine, con le file dei pioppi sulla destra che scivolano via mentre cominciano a lasciare cadere le prime foglie. Il fiume è una meraviglia, forse perché c’è il sapore di un arrivederci che, data la distanza di tre anni, può avere anche alcuni tratti dell’addio. Il calore del sole si riflette sull’acqua e dopo pochi minuti tolgo la maglia. Metto dentro gli ultimi raggi di sole padano. Le braccia remano l’acqua, mentre la testa e il cuore remano il tempo. Le braccia remano in avanti. Testa e cuore remano all’indietro. Remano tre mesi trascorsi nella terra che mi ha generato, con i volti, gli incontri e le storie che si portano dentro. Remano immagini che diventeranno ricordi per quando sarò vecchio, ma che, già adesso, fanno affiorare dall’acqua felicità e gratitudine. In mezzo ad un fiume che si chiama Po. È un attimo e, d’improvviso, diventa Zambesi. Perché i fiumi comunicano tra di loro e bevono la stessa acqua. E per raggiungerli non serve l’aereo. Allora, pianura padana diventa savana. Savana padana.

1. Di nuovo paura

Mi fermo tre giorni a Dondo. Poi, con p. Nicola partiamo verso nord. Dopo nove ore di viaggio siamo in prossimità delle rive dello Zambesi. Il battello a motore sul quale siamo soliti caricare la macchina per attraversare il grande fiume tra Sena e Mutarara quel giorno non funziona. Così siamo costretti ad allungare il percorso attraversando prima lo Zambesi a Caia e, dopo avere aggirato il monte Morrumbala, a superare il fiume Chire con il battello a trazione manuale. Nei pressi del villaggio di Sabe constatiamo che per strada non c’è anima viva. Va bene che sono le due del pomeriggio e c’è un caldo terribile, ma 10 km senza vedere né umani, né capre, né galline è piuttosto insolito. Notiamo anche che le capanne hanno le porte chiuse con il lucchetto. Arrivati a Sabe, un gruppo di militari ci ferma con il kalashnikov spianato. Ci fanno scendere e vogliono perquisire la jeep. Dicono che alle tre del mattino c’è stato uno scontro armato tra esercito regolare e uomini della Renamo. Ci sono stati morti e feriti: per paura, la popolazione locale ha cercato rifugio nella foresta. Poi i militari ci lasciano ripartire.

Il giorno successivo provo a cercare un po’ di informazioni su quanto accaduto a Sabe. Le uniche fonti che accennano qualcosa sono la pagina in portoghese dell’agenzia di stampa tedesca (DW) e due blog mozambicani che parlano di scontri e morti nel Distretto di Morrumbala. La stampa mozambicana – allineata e coperta sulle posizioni del Governo e della Frelimo – tace il tutto. Fino a quando dopo due giorni, di fronte all’evidenza dei fatti, il Ministro degli Interni ammette quanto successo. La situazione non è tranquilla da fine settembre, quando per due volte hanno tentato di ammazzare il leader dell’opposizione. La chiamano “guerra a bassa intensità”. È cominciata tre anni fa e ogni tanto riprende con maggiore o minore violenza. Le parti in gioco sono le stesse di sempre: Frelimo e Renamo che, dopo avere fatto un milione di morti in sedici anni di guerra civile e dopo avere firmato gli accordi di pace nel 1992, oggi si contendono la spartizione delle immense ricchezze naturali del paese.

2. Di nuovo Charre

Dopo 600 km e dodici ore di jeep eccoci di nuovo a Charre. È l’ora del tramonto. Apro la porta della stanza: uno strato di sabbia portata dal vento copre il letto, la scrivania e il pavimento in cemento. Sento un crepitio da dentro l’armadio a muro. Apro e trovo le termiti che hanno già divorato due scatole di cartone. Provvidenzialmente, non hanno ancora attaccato lo scaffale dei libri. Il giorno successivo gonfio le gomme della bicicletta e vado a spasso per il villaggio a salutare la gente. I bambini corrono dietro alla bicicletta spingendola sulla strada sabbiosa e gridano: «Baba Andrea abwera!», «Padre Andrea è tornato!». Anche gli adulti sono felici: «Baba mwabwera? Takutsukwani! Mwasya tani mai na pai anu?», «Padre sei tornato! Avevamo nostalgia. Come hai lasciato tua madre e tuo padre?». Rispondo che anche io ho avuto nostalgia e regalo alcune foto fatte ad alcune famiglie di Charre prima di partire. Dico che i miei stanno bene, ma mia madre «ali kubva kupha myendo», «ha male alle gambe». Sorridono e chiedono: «Azungo asabvambo kupha myendo?», «Anche i bianchi hanno male alle gambe?».

È il tempo del grande caldo. Dopo pranzo si arriva ai 42 gradi in casa. Il corpo umano ha sei gradi di meno. Così gli oggetti sono per forza caldi: il bicchiere per bere, il materasso per coricarsi, l’acqua del rubinetto per lavarsi i denti. Dopo pranzo, dopo avere preso il caffè, ci si siede e che si fa? Si suda. Impossibile fare altro. Al pomeriggio si alza ilbangwe, il vento secco e potente che viene da sud. Fa lievitare dal suolo nuvole di sabbia che dipingono di giallo le foglie degli alberi, l’aria, i volti dei bambini.

Lo Zambesi al posto del Po. Il bao-bab che sta mettendo le foglie al posto del pioppo che le sta perdendo. Le capanne di mattoni in terra cotta e paglia al posto delle fabbriche dismesse per la crisi economica. I bambini che spingono la mia bicicletta sulla strada sabbiosa al posto delle mie quattro nipotine portate a spasso in bici assieme a mia sorella. Ho portato nel cuore e sono stato portato nel cuore.

3. Di nuovo la gente

Anche quest’anno la stagione delle piogge tarda ad arrivare. La luna di novembre è passata e il cielo ha centellinato poca acqua sufficiente solo a togliere la sabbia dall’aria per due giorni. La gente ha pazienza e aspetta. Nel frattempo ha preparato i suoi campi. Ore sotto il sole, prima a zappare e poi a scavare i buchi dove verrà collocata la semente appena sarà caduta la prima vera pioggia. Kubzwala è il seminare dopo la pioggia.  Mentre kupalira è il seminare prima della pioggia. Generalmente si preferisce la prima modalità, dato che seminando prima c’è il rischio che il seme germogli, ma poi il grande sole secchi la pianta.

In questi mesi la vita è andata avanti. Per qualcuno ha preso altre destinazioni. Pochi giorni prima che arrivassi hanno sepolto pai Enfermeiro, il signore lebbroso della lettera n°13. Aveva cominciato la cura contro la lebbra a dicembre dell’anno scorso. Una volta al mese andavo all’ospedale di Mutarara a ritirare le pastiglie che avrebbe dovuto continuare a prendere per un anno. Avevamo fatto una visita la settimana prima che partissi per le ferie ed era entusiasta perché dopo sette mesi di terapia la malattia si era bloccata. Durante la mia assenza avevo lasciato la terapia ad una persona di fiducia. Ai primi di ottobre è stato colpito da una malaria che forse ha trascurato e in pochi giorni è morto. A causa della malattia, con gli anni, aveva perso mani e piedi. «Ndisafamba na matako» - «cammino con il culo» - affermava sorridente e compiaciuto. Nonostante questo, aveva un piccolo orto attorno alla sua capanna dove coltivava un po’ di fagioli e verdura. A modo suo, impugnava con i polsi una piccola zappa e aveva segnato sulla terra dei sentieri fatti su misura per il suo... matako. Pai Enfermeiro era tanto più potentemente attaccato alla vita di quanto la lebbra fosse attaccata alle cellule del suo corpo.

Una sera di metà novembre, dopo il tramonto, assieme alla moglie, bussa alla porta pai Felix, il signore “che porta la speranza nel nome e nel sorriso” della lettera n°14. Con i volti visibilmente preoccupati, chiedono di accompagnare all’ospedale rurale di Mutarara la loro nipotina di quattro anni Chica, colpita da una forte malaria. Prendo la macchina e partiamo. Vengono anche i giovani genitori che nei 15 km di viaggio mi spiegano che il giorno prima il padre ha già portato la bambina in bicicletta all’ospedale. Le è stata somministrata la terapia antimalarica, ma non ha sortito effetti. La febbre forte è invece peggiorata. Arrivati all’ospedale, entro anche io per sincerarmi che la bambina venga visitata. Con il respiro affannato, la sistemano a pancia in su sopra un letto troppo grande per i suoi quattro anni. Lasciamo Chica all’ospedale assieme ai genitori, mentre io torno a casa assieme ai nonni. Fuori, notte e polvere di vento. In macchina, silenzio. «Tiri kuphembera, baba», «Stiamo pregando, padre». Mentre sto andando a dormire ascolto pianti a distanza nel silenzio della notte. Un presentimento. «Ma no, non sarà lei», mi dico. All’alba pai Felix è già a casa nostra. Mi dice che due ore dopo essere tornati a casa, è arrivata la telefonata del figlio che comunicava la morte di Chica. È sabato mattina, c’è un caldo tremendo e la famiglia decide di fare subito il funerale. Tra la capanna e il cimitero ci sono poche centinaia di metri. Sole alto spietato, espressione immobile dei volti, indumenti poveri intrisi di vita e di sudore, sabbia gialla alzata dai piedi, quattro assi di bara coperte da un lenzuolo bianco. Nascondo le lacrime alla mia gente e chiedo a Dio perché.

4. Di nuovo si alza la testa

È il tempo delle ultime visite alle nostre 76 comunità. Un sabato di vento e sabbia da colorare di giallo l’aria, a Merkano inauguriamo la nuova cappella e la comunità ammazza una mucca per la festa. A Nyaeka invece, la settimana successiva, sono sufficienti tre capre. Riprendiamo anche i lavori di Giustizia e Pace. A fine novembre organizziamo un incontro con le Commissioni delle due parrocchie di Charre e di Nyangoma per fare il punto della situazione sull’anno trascorso e per programmare il lavoro di quello venturo.

Primo fronte: la questione della terra sottratta ad alcune comunità da parte di una multinazionale indiana per impiantare la monocultura della canna da zucchero. Senza consultazione pubblica, senza assenso da parte delle famiglie interessate e senza indennizzo, come invece previsto dalla “Legge della Terra”. Nei tre mesi di ferie, ci sono state due novità sostanziali. Prima novità. Il progetto di espropriazione della terra continua, ma non sarà più per produrre canna da zucchero, bensì riso e fagioli. Con le piene di Chire e Zambesi a inizio anno, l’investitore straniero ha perso buona parte del raccolto e dei macchinari, constatando che sono  venute meno le condizioni per un ulteriore investimento. Ha così venduto la licenza ad un’altra impresa della quale per ora non conosciamo né nome, né provenienza. Quest’ultima, nel mese di agosto, ha già cominciato ad occupare alcuni terreni delle comunità locali, allontanando le famiglie residenti, ma spostandosi di qualche centinaio di metri dalle rive del fiume Chire rispetto all’impresa precedente per evitare le conseguenze delle esondazioni.

Seconda novità. A giugno avevamo consegnato un documento all’Amministratrice del Distretto. La signora Palmira Pinto aveva accettato la proposta di porre il Distretto (in Italia equivarrebbe alla Provincia) come soggetto di mediazione tra le famiglie espropriate e l’impresa. Nel caso la via diplomatica non fosse andata buon fine, le avevamo comunicato che saremmo ricorsi alla via legale con l’appoggio degli avvocati. Tornato dalle ferie, dobbiamo riprendere i contatti. Ma, stavolta, con l’Amministratore. Al maschile. Non solo se ne è andata la signora Palmira Pinto, ma, dopo di lei, è arrivata e se ne è andata una seconda nuova Amministratrice. E ora, al suo posto un nuovo Amministratore. Il tutto in soli tre mesi.

Secondo fronte: la questione del legname tagliato da un’impresa cinese in un’area dove abbiamo sei comunità. Prima di partire per le ferie ero venuto a conoscenza del fatto che l’impresario cinese avrebbe dato sottobanco un valore di 500.000 meticais (circa 10.000 euro) al capo del Dipartimento dell’Agricoltura del Distretto di Mutarara per aggiudicarsi una licenza irregolare per tagliare alberi di chanfuta, ebano e pau ferro. Una parte sarebbe andata a due capi villaggio che, ricevuta una moto ciascuno, avrebbero autorizzato lo sfruttamento delle loro terre, senza la consultazione comunitaria come invece prevede la legge. Questo spiegherebbe il perché fino ad ora non si sappia nulla di quel 20% della tassa pagata allo Stato da parte dell’impresa che la legge mozambicana stabilisce debba essere fatta pervenire alla comunità locale sotto forma di progetti di sviluppo sociale. E di come, allo stesso modo, non si sappia nulla di quel 15% che dovrebbe essere utilizzato per il rimboschimento. Non si sa nulla, semplicemente perché la tassa non è stata pagata. Che sia un caso di corruzione pare evidente. Il problema è dimostrarlo. Pai Emílio, responsabile di Giustizia e Pace di Charre, sostiene che «pinthu pya ndi mwe mwene pinabuluka pa kwecha». Che pressappoco significa «la verità viene fuori da sola». Bisogna mettere l’Amministratore del Distretto con le spalle al muro, in modo che sia lui stesso a chiarire il perché risultino ancora non pervenuti il 20% alla comunità e il 15% per il rimboschimento.

Cambiano gli Amministratori. Cambiano i volti dei politici che mettono le loro tasche e gli interessi del partito al di sopra della vita della loro gente. Cambiano i nomi delle società di investimento e delle imprese multinazionali. Non cambiano i meccanismi di sfruttamento, di espropriazione e di corruzione a danno dei più poveri. Ma non cambia nemmeno la determinazione e la perseveranza di chi è stanco di essere calpestato e ha deciso che è arrivato il momento di alzare la testa.

Per concludere: novità in buone mani

Questa lettera sarebbe finita così. Invece no. Perché - quasi ultimata la lettera - ho preso atto che questa sarebbe stata l’ultima lettera scritta da Charre. Questione di novità. Perché ci sono novità che – pur essendo nuove – sono pur sempre previste e attese. Il fatto che domani si alzerà il sole, che la nostra gente andrà in campagna con la zappa nella mano e con il desiderio della pioggia nel cuore, che appena esco in bicicletta una decina di bambini cominceranno a corrermi dietro gridando felici, che lunedì come ogni lunedì mia madre e mio padre mi chiameranno, che se domani incontrerò mãe Virgína per strada, la nostra conversazione terminerà con lei che guarda verso il cielo ed esclama: «Mulungu ndi mphambvu yathu», vale a dire «Dio è la nostra forza», che questo fine settimana come ogni fine settimana mi recherò in alcune delle nostre tante comunità, parleremo dei loro problemi e punti di forza, celebreremo l’Eucaristia e termineremo il tutto con il pranzo a menù fisso a base di polenta di miglio e gallina mangiati rigorosamente con le mani.

Poi, oltre alle novità previste ed attese, ci sono anche quelle che arrivano all’improvviso. Né previste, né tantomeno attese. Come quella di dieci giorni fa. Un confratello che lavorava a Chemba - a sessanta km da qui, ma dall’altra parte dello Zambesi - è dovuto tornare in Italia. A me è stato chiesto di lasciare Charre per andare a Chemba, a partire dai primi giorni di gennaio.

Tempo fa avevo appeso all’armadio della mia stanza un foglio con queste parole: «Io devo potere avere la certezza di essere nelle mani di Dio. Poi tutto diventa leggero». A scriverle fu il pastore e teologo luterano Dietrich Bonhoeffer. Le scrisse il 22 dicembre del 1943 dal carcere di Tegel, dove era prigioniero per essere parte della Resistenza al Male hitleriano. Era in carcere dall’aprile dello stesso anno e in quella lettera manifestava ancora la speranza in una liberazione prossima. Venne impiccato nel campo di concentramento di Flossemburg il 9 aprile del 1945, pochi giorni prima della fine della seconda guerra mondiale.

Poche volte nella vita, come in questi giorni, sto facendo mie queste parole. Erano lì appese da tempo. Ora le sento nuove, come lette per la prima volta. Perché una cosa è dirci che siamo nelle mani di Dio. Un’altra, è sperimentare che siamo nelle mani di Dio.

Tra qualche giorno sarà Natale. Dio è uomo. Mette i suoi piedi sulla nostra strada e ci cammina incontro. Al tempo stesso, già ci sta prendendo per mano. Anzi, siamo nelle sue mani. Allora tutto diventa leggero.

 

Charre, 15 dicembre 2015 

Baba Andrea

 
Immagini

1. Pai Emílio con Pedro, penultimo di sette figli
2. Mãe Virgína. Mulungu ndi mphambvu yathu
3. Nyaeka. Inaugurazione della cappella
 

In questo articolo puoi consultare l'edizione digitale del giornalino parrocchiale "Famiglia Insieme" che verrà distribuito in tutte le case dei viadanesi in occasione del prossimo Natale. Sul sito vi è inoltre uno specchietto, collocato nella pagina principale sul lato destro, dal quale si possono aprire i numeri passati di "Insieme".

Qui di seguito è possibile scaricare la locandina degli appuntamenti parrocchiali in programma per il tempo di Avvento. in particolare si segnalano due incontri con don Maurizio Compiani, studioso di Sacra Scrittura legato a Viadana per avervi svolto i primi anni di sacerdozio a metà degli anni '80. entrambi gli appuntamenti si svolgeranno all'oratorio di San Pietro alle 21.00: lunedì 30 novembre illustrerà il vangelo di Luca che sarà letto nelle domeniche di questo anno liturgico e giovedì 17 dicembre presenterà un libro da lui curato in vista dell'anno della misericordia.

 

Una gita a Torino sabato 2 gennaio 2016 ed una ad Andalo martedì 5 gennaio, sono le proposte degli oratori di Viadana per le vacanze natalizie di bambini, ragazzi giovani e famiglie. Da questo articolo è possibile scaricare il volantino che comprende anche il modulo di iscrizione da compilare.

Lunedì 16 novembre, alle ore 12, mons. Dante Lafranconi ha annunciato la nomina del nuovo vescovo di Cremona: si tratta di mons. Antonio Napolioni, classe 1957, del clero dell’arcidiocesi di Camerino-San Severino Marche, finora parroco della parrocchia di San Severino Vescovo, in San Severino Marche, e vicario episcopale della medesima arcidiocesi. Mons. Napolioni sarà ordinato nella Cattedrale di Cremona, dal vescovo Dante e dal suo vescovo di Camerino mons. Brugnaro sabato 30 gennaio 2016 alle 15.00

Qui, di seguito, il primo messaggio del nuovo Vescovo alla Diocesi:

Carissimi fratelli e sorelle della Chiesa di Dio che è in Cremona,

credo che tutti voi siate stupiti quanto me! Papa Francesco, il successore di Pietro, ha chiamato un parroco dall’antica Chiesa di Camerino-San Severino Marche per guidare nella carità la bella diocesi di Cremona. Sembra incredibile! Veramente la realtà è sempre superiore alle nostre idee, ai nostri schemi. Specie quando si lascia fecondare dalla fantasia dello Spirito, che sempre ama e guida la sua Chiesa, anche in questo tempo. Allora lo sconcerto umano può scomparire, e il dono della fede apre all’obbedienza, in un abbandono cordiale a quella che, per me e per voi, oggi è certamente la volontà di Dio.

Condivido con voi alcuni pensieri e sentimenti di questa delicata ora della mia vita.

Innanzitutto l’esigenza di tenere fisso lo sguardo su Gesù, che ci viene incontro, ci precede sempre. Lui è il Pastore, Lui l’unico Sacerdote, Lui il Vangelo sempre vivo, Lui il nostro presente e il nostro futuro. So che Lui mi si mostrerà nei vostri volti, nella ricchissima vicenda umana e cristiana di tante comunità.

Lui, il Risorto, ci chiama alla gioia del Vangelo, e siamo grati al Santo Padre Francesco per come la comunica con la parola, con la vita, con le sue scelte pastorali, con questa missione che mi affida: “servire il Signore nella gioia” (Salmo 99,2). Dietro questo motto, ripenso a quando, giovane educatore scout, scoprii che la gioia del servizio traeva il suo fascino proprio dal Signore Gesù, indicandomi un percorso di vita che poi ho condiviso con tanti. E che ora si ripropone, esigente e attraente, anche con voi.

Sono grato alla Chiesa che mi ha generato alla fede e ha fatto sbocciare la vocazione sacerdotale. Una storia ricca di santità e di valori umani è alle nostre spalle, e spero che abbia anche segnato la mia formazione. Sperimento la crescente paternità dell’Arcivescovo Francesco Giovanni, che ringrazio per la stima e l’affetto, sulla scia di quanti l’hanno preceduto nel medesimo servizio pastorale.

Oggi vengo inviato alla Chiesa di Cremona, in cui sono felice di succedere al Vescovo Dante, di cui conosco la saggezza, l’affabilità e la passione per la famiglia, tratti nei quali vorrei essergli discepolo fecondo. Penso con trepidazione a voi sacerdoti: fratelli con cui “essere presbiterio”, in costante ascolto del Signore e dei segni dei tempi. Ammiro già la fede con cui mi vorrete accogliere. Annunceremo in ogni modo che la vita è dono, vocazione e missione. Con voi ci impegneremo ancora a sviluppare il seminario. Un abbraccio colmo di venerazione dedico ai sacerdoti anziani e infermi, che più attualizzano il sacrificio di Cristo. Chiedo scusa da subito al popolo di Dio se dedicherò tanto del mio tempo ai preti, ai diaconi, ai seminaristi: la loro vitalità interiore e la loro fraterna comunione sono decisive per il bene di tutto il popolo di Dio.

La recente esperienza parrocchiale a San Severino Marche, che lascio con sincero dolore ma anche con serena fiducia, mi ha insegnato a partire dalla famiglia, facendo della comunità cristiana una “famiglia di famiglie”. So di trovarvi avanti in questo cantiere, che rinnova la Chiesa nella luce del Concilio, generandola nelle case e negli altri ambienti della vita quotidiana. Una vicinanza speciale, per ora nella preghiera, offro alle famiglie ferite, ai malati e agli anziani, a tutti coloro che soffrono disagio ed emarginazione. Grande speranza ci daranno i bambini, se sapremo offrire loro contesti educativi armonici e propositivi.

Ai giovani dò l’appuntamento a Cracovia, per la GMG 2016, e a tutte le occasioni in cui vorranno dialogare con me e con gli adulti della comunità cristiana. Saluto con stima le comunità di vita consacrata, maschili e femminili, grato per i carismi di contemplazione e servizio che sanno mettere in comunione con tutti.

Non sono mai stato a Cremona, né in alcun altro luogo della diocesi, ma una certa geografia padana mi è familiare dagli anni della formazione, in cui mi accompagnarono a lungo gli scritti di don Primo Mazzolari. Seguirò con passione l’iter della sua auspicata beatificazione. Profeticamente egli affermava che “niente è fuori della paternità di Dio, niente è fuori della Chiesa”: con grande rispetto per il pluralismo contemporaneo, sarà questa la ragione di un dialogo schietto con gli uomini e le donne del territorio, della cultura, delle Istituzioni. Il Vescovo non è certo un’autorità mondana, ma un umile segno della passione cristiana per tutto ciò che è umano. La figura di Sant’Omobono continui ad ispirare la formazione di un laicato che sappia spendersi anche nella cura della casa comune, in quell’alta forma di carità che è il servizio della politica, senza il quale si perdono il senso della democrazia e della giustizia sociale.

Sono stato chiamato all’Episcopato non per un onore alla mia persona, ma per un servizio sponsale alla Chiesa cremonese. Sento davvero che la mia vita ora vi appartiene, anche con le sue fragilità. Ho sempre pregato con le parole del Beato Charles de Foucauld, che ora si compiono ulteriormente: “mi abbandono a Te, rimetto la mia anima nelle Tue mani”. Lo dico al Signore vivente in voi, suo corpo.

Voglio dirlo anche col desiderio di ricevere l’ordinazione episcopale nella vostra-nostra splendida cattedrale, dalle mani del Vescovo Dante, perché sia massimamente evidente la continuità sacramentale della successione apostolica. Perché l’unica storia d’amore che Dio da sempre intreccia col suo popolo, scriva in noi le sue prossime pagine.

Sarò così nuovamente generato dalla Madre Chiesa, la cui bellezza splende in Maria, che nella mia diocesi di origine veneriamo come Madonna della Via e della Luce, e che nella mia nuova terra pregherò, con voi, come Santa Maria del Fonte, sorgente inesauribile di misericordia.

So che, soprattutto nell’Avvento e intraprendendo il cammino del Giubileo, pregherete tanto per me e per il mio futuro servizio in mezzo a voi, e questo mi colma di pace.

Vogliate ricevere, attraverso la mia povera preghiera, la benedizione del Signore.

don Antonio, vostro Vescovo eletto

San Severino Marche, 16 novembre 2015

Nel pomeriggio di lunedì 2 novembre i fedeli delle Parrocchie di Viadana si sono radunati nel cimitero cittadino per celebrare la commemorazione dei fedeli defunti. Alle 15 la Santa Messa presieduta da don Antonio e concelebrata dai sacerdoti in servizio a Viadana. Qui sotto è possibile osservare alcune foto della celebrazione oltre che ascoltare e scaricare l'omelia di don Antonio.

All'inizio di un nuovo anno pastorale, orientato alla GMG di Cracovia, prende vita anche il calendario delle iniziative parrocchiali rivolte ai giovani over 18 anni. Quest'anno oltre al collaudato aperitivo alternativo presso l'oratorio di San Pietro - le serate saranno dedicate ai conflitti della nostra epoca - sono in programma anche dei momenti di preghiera che si svolgeranno tra le 20.30 e le 21.30 presso la Chiesa di San Pietro. Si svolgeranno secondo un canovaccio essenziale che possa permettere al fedele di vivere un'esperienza libera e personale. Di fronte all'Eucarestia ognuno potrà sostare in silenzio, oppure lasciarsi provocare dalle letture e sostenere le intercessioni e i canti che sporadicamente saranno proposti. 

Si parte venerdì 6 novembre con una "Serata dello Spirito" presso la Chiesa di San Pietro dalle 20.30 alle 21.30.

In questo articolo puoi consultare l'edizione digitale del giornalino parrocchiale "Famiglia Insieme" che verrà distribuito in tutte le case dei Viadanesi in occasione dell'inizio dell'anno pastorale. Sul sito vi è inoltre uno specchietto, collocato nella pagina principale sul lato destro, dal quale si possono aprire i numeri passati.

Tra qualche anno sicuramente qualche fedele delle parrocchie viadanesi dirà: "io c'ero quella sera" per rievocare l'incontro che si è svolto giovedì 8 ottobre alle ore 21.00 presso l'auditorium Gardinazzi di Viadana. I due missionari locali, Padre Andrea facchetti, missionario saveriano in Mozambico e fra Paolo Boldrini, frate minore rinnovato operante in Tanzania, per una provvidenziale coincidenza entrambi in Italia, hanno raccontato le loro missioni. Al termine della serata i presenti non erano un cuor solo ardente di spirito missionario, ma per qualche ora avevano condiviso un clima emotivo entusiasmante per aver sfiorato due uomini animati da sincero spirito evangelico.

Gli interventi e le foto della serata.

Prima parte:

Seconda parte:

Terza parte:

Fra Paolo ha cantato uno stornello da lui composto sul tema delle relazioni tra mondo occidentale e Africa... da non perdere:

Le foto che hanno accompagnato le riflessioni di Padre Andrea:

Le immagini con il testo della canzone "Signor Bianchi":

Con grande impegno la comunità cristiana si sforza di offrire a tutti i genitori cristiani di Viadana la possibilità di accompagnare i figli ai sacramenti. In questo articolo si possono consultare alcuni documenti informativi sull'anno catechistico dell'oratorio di Castello. Sono illustrati gli orari degli appuntamenti settimanali e le date degli incontri per i genitori.

Giorno

Classe

Lunedì dalle 21.00 alle 22.00

Terza media.

Martedì dalle 15.00 alle 16.00.

IIIa e IVa  Elementare.

Mercoledì dalle 15.00 alle 16.00.

Va Elementare.

Giovedì dalle 18.00 alle 19.00.

Seconda media.

Venerdì dalle 15.00 alle 16.00.

Prima Media.

Sabato dalle 15.00 alle 16.00.

Ia e IIa Elementare.

I bambini di terzaquarta e quinta Elementare che frequentano le classi a tempo prolungato a scuola faranno catechismo giovedì dalle 16.25 alle 17.15.

Un gruppo di seconda elementare si trova il mercoledì pomeriggio alle 16.30.

Catechismo adolescenti: “Lunedì dalle 21.00 alle 22.00”.

Il calendario generale dell'anno catechistico:

Qui sotto è possibile visualizzare e scaricare i calendari di ogni singolo gruppo dalla prima elementare alla prima media e il modulo di iscrizione al catechismo.

Una settimana molto intensa, quella dal 8 al 13 settembre per gli amici degli oratori di Viadana. Dopo la gita a Gardaland con oltre 100 partecipanti, mercoledì sono state presentate le immagini delle attività estive (tutti i filmati si possono rivedere qui sotto), giovedì è stato ospite dell'oratorio Padre Andrea Facchetti che ha presentato il servizio da lui svolto in Mozambico, venerdì si sono esibiti i talenti canori dell'oratorio con note di notte, sabato i Natistanki hanno presentato la commedia "Una tonnellata di soldi", infine domenica mattina la Messa. Causa maltempo è stato annullato lo spettacolo dei ragazzi del grest previsto domenica sera. All'anno prossimo.

Un grazie sentito alle donne della cucina (tutte esaurito come previsto) e a tutti coloro che hanno reso lieta questa settimana. Ora ci aspetta un anno da affrontare con entusiasmo.

I video delle attività estive dell'oratorio

Il grest Tutti a tavola:


Il campo al mare a Cesenatico

Il campo in montagna a Folgarida

Le vacanze del Branco Seeonee

Il campo del reparto in Val d'Algone

La route a Santiago del Clan

Le vacanze del Branco Waingunga

Allegato all'articolo si trova la presentazione da scaricare.

Giovedì 10 settembre nella Chiesa di San Martino, come è tradizione, si sono ritrovati i fedeli viadanesi a onorare la memoria liturgica del patrono cittadino, San Nicola da Tolentino. A celebrare la solenne eucarestia è stato il parroco don Antonio Censori, dopo un anno dal suo arrivo a Viadana. Il comune, nella persona del sindaco, Giovanni Cavatorta, ha offerto un cero da esporre di fronte alla statua di san Nicola. Al termine della liturgia sono stati distribuiti tra i fedeli i piccoli pani di San Nicola. Cliccando qui sotto è possibile riascoltare e scaricare l'omelia di don Antonio, un invito a rinsaldare le radici spirituali e culturali della società civile fondata sulla cura per il bene comune e sulla solidarietà.

L'omelia di don Antonio:

 

La festa dell'oratorio 2015 oltre alla Messa di domenica 13 in oratorio alle ore 10.30, offre alcuni appuntamenti di rilievo.

Mercoledì 9 serata campi. Si inizia alle 19.30 con la cena su prenotazione (qui sotto si può scaricare il modulo da consegnare in oratorio), a seguire la proiezione delle foto dell'estate, grest, campi dell'oratorio e campi scout. Una simpatica vetrina dell'oratorio.

Giovedì 10 alle 11.00 S. Messa a San Martino nella festa del patrono di Viadana San Nicola. Alla sera in oratorio Castello a partire dalle ore 19.30 incontro conviviale con Padre Andrea Facchetti, sono invitati, adolescenti giovani e famiglie.

Venerdì 11 alle 21.00, Note di notte. Esibizioni canore di alcuni giovani cantanti dell'oratorio. Ricchi premi al vincitore!

Sabato 12 alle 21.00, i Natistanki, gruppo teatrale dell'oratorio presenta la commedia "Una tonnellata di soldi".

Domenica 7 alle 21.00 i bambini e i ragazzi dell'oratorio propongono uno spettacolo a conclusione dell'attività estiva del Grest.

Mercoledì 9, sabato 12 e domenica 13 settembre si può cenare in oratorio, un'occasione imperdibile ... provare per credere.

Nelle ultime due settimane di vacanza scolastica torna il grest per i ragazzi di elementari e medie. Dal 31 agosto al 13 settembre in concomitanza con la festa dell'oratorio (9-13 settembre) tutte le mattine, dalle 9 alle 12.00, dal lunedì al venerdì saranno organizzate attività per i bambini e i ragazzi. Non mancate! 

Calendario Grest 2015

1^ settimana

Lunedì 31

 

Martedì 1

Mercoledì 2

Giovedì

3

Venerdì 4

Mattino

Iscrizioni

Festa di apertura

Attività e giochi

 

(in piscina al pomeriggio)

Attività e giochi.

Attività e Giochi

Attività e Giochi

 

2^ settimana

Lunedì

7

Martedì 8

Mercoledì 9

Giovedì 10

Venerdì 11

Mattino

Attività e giochi.

 

Gita a Gardaland

Tutto il giorno

 

Attività e giochi.

 

In piscina

Attività e giochi.

 

Al pomeriggio e alle sera si tengono gli eventi della Festa degli oratori in Castello

-      Mercoledì 9 serata campi proiezione delle foto dell’estate,

-      Giovedì 10 aperitivo con Padre Andrea Facchetti

-      Venerdì 11 Note di notte, concorso canoro

-      Sabato 12 il Gruppo teatrale dell’oratorio “Natistanki”, propone la commedia, “Una tonnellata di soldi”

-      Domenica 13, lo spettacolo finale del Grest.

Avvisi Settimanali

   ->Avvisi 8/09/2019

   ->Archivio Avvisi

Orari delle SS. Messe

 S. Messe Festive

Ore 8.00 - S.Pietro

Ore 9.00 - S. Martino

Ore 10.00 - S. Pietro

Ore 10.30 - Castello

Ore 11.15 . Buzzoletto

Ore 11.30 - S. Maria

Ore 18.30 - Castello (inv. ore 18.00)

S. Messe Festive del sabato

Ore18.00 - S. Pietro

Ore 18.30 - Castello (inv. ore 18.00)

 S. Messe Feriali 

Ore 7.00 - Cappella delle suore di S. Pietro

Ore 7.30 - S. Maria

Ore 9.00 - S. Rocco

Ore 18.00 - S. Pietro 

Ore 18.30 - Castello Tutti i giorni (inv. 18.00)

Ore 20.30 - San Rocco solo il primo giovedì del mese

Confessioni: venerdì dalle ore 9.15 alle 11.15 In Castello e sabato dalle ore 16.00 alle 17.30 a San Pietro.

Bisogni Caritas

I volontari della Caritas sono in sede (dietro la caserma dei Carabinieri di Viadana, ex-villaggio) tutti i sabati dalle 14.30 alle 17.30. Attualmente c'è necessità di generi alimentari a lunga conservazione: pasta, latte, olio, zucchero, farina bianca, legumi e conserve, biscotti.