Nelle ultime due settimane di vacanza scolastica torna il grest per i ragazzi di elementari e medie. Dal 29 agosto al 11 settembre in concomitanza con la festa dell'oratorio (3-11 settembre) tutte le mattine, dalle 9 alle 12.00, dal lunedì al venerdì saranno organizzate attività per i bambini e i ragazzi. Non mancate! 

Calendario Grest 2016

1^ settimana

Lunedì 29

 

Martedì 30

Mercoledì 31

Giovedì 1

Venerdì 2

Mattino

Iscrizioni

Festa di apertura

Attività e giochi

 

Attività e giochi.

Attività e Giochi

(in piscina al pomeriggio)

Attività e Giochi

 

2^ settimana

Lunedì 5

Martedì 6

Mercoledì 7

Giovedì 8

Venerdì 9

Mattino

Gita a Gardaland

Tutto il giorno

 

Attività e giochi

 

Attività e giochi.

 

Attività e giochi

 

Attività e giochi.

 

Il programma della festa degli oratori

SABATO 3 settembre, ore 19.30 CENA IN ORATORIO

ore 21.00, SERATA CAMPI CON PROIEZIONE FOTO

Lunedì 5 settembre, GITA A GARDALAND

Martedì 6 settembre, ore 21.00, INCONTRO FORMATIVO PER I GENITORI, “EDUCARE? Sì, GRAZIE”, CON IL PROF. PIETRO LOMBARDO, DEL “CENTRO STUDI EVOLUTION DI VERONA”

Mercoledì 7 settembre, SERATA DELLO SPIRITO, ritrovo all’oratorio di San Pietro alle ore 21.00

Giovedì 8 settembre, ore 21.00, GIOCHI DI SAN NICOLA SUL SAGRATO DELLA CHIESA DI CASTELLO

Venerdì 9 settembre, ore 21.00, NOTE DI NOTTE, si esibiscono i talenti dell’oratorio e del grest

Sabato 10 settembre,

ore 11.00, FESTA PATRONALE DI SAN NICOLA SANTA MESSA IN SAN MARTINO CON IL VESCOVO ANTONIO

                                               ore 19.30, CENA IN ORATORIO

ore 21.00, il gruppo teatro “VIA GONZAGA 18”, METTE IN SCENA LA COMMEDIA “EQUIVOCO IN CANONICA”

domenica 11 settembre,

ore 10.00 SANTA MESSA A SAN PIETRO, SALUTO A DON FABIO E BENVENUTO A DON MARCO

ore 19.30, CENA IN ORATORIO

ore 21.00, SPETTACOLO DEI RAGAZZI DEL GREST con la presenza del MAGO ALDO NICOLINI DI ITALIA'S GOT TALENT

Durante la scorsa settimana il Vescovo ha nominato il nostro vicario don Fabio Sozzi Collaboratore Parrocchiale di PANDINO. Per lui fin da ora una preghiera riconoscente e l’augurio di una arricchente e gioiosa testimonianza di uomo, cristiano e prete. Contemporaneamente ha nominato nuovo collaboratore parrocchiale in Viadana don Marco Bosio (a sinistra nella foto) proveniente da Vescovato. A lui il benvenuto e l’augurio di un inserimento sereno ed operativo nella vita delle nostre comunità viadanesi.

Don Antonio 

Don Fabio Sozzi è nato a Cremona il 29 maggio 1976 ed è stato ordinato sacerdote il 12 giugno 2004 mentre risiedeva nella comunità parrocchiale di San Lorenzo Aroldo. È stato vicario a Bozzolo dal 2004 al 2010, quindi il trasferimento, sempre come vicario, nella comunità di San Pietro a Viadana. Nel 2014 è diventato vicario anche delle altre parrocchie viadanesi di S. Maria Assunta e S. Cristoforo, S. Maria Annunciata e Ss. Martino e Nicola. Nel 2015 è divenuto anche vicario della comunità dello Spirito Santo in Buzzoletto, frazione di Viadana. Ora mons. Napolioni lo ha scelto come nuovo collaboratore parrocchiale a Pandino.

Don Marco Bosio è nato a Soresina l’8 luglio 1979 ed è stato ordinato sacerdote l’11 giugno 2005 mentre risiedeva nella parrocchia di Cumignano sul Naviglio. È stato vicario a Brignano Gera d’Adda dal 2005 al 2011, quindi collaboratore parrocchiale a Roncadello, Cicognara e Cogozzo dal 2012 al 2013. Dal 2013 è vicario a Vescovato-Ca’ de’ Stefani-Binanuova-Gabbioneta. Nel 2014 è divenuto vicario anche di Pescarolo e Pieve Terzagni. Ora mons. Napolioni lo ha scelto come nuovo collaboratore delle parrocchie di Viadana e Buzzoletto.

A sei medi dal suo arrivo nella Diocesi di Cremona, il Vescovo Antonio ha visitato le parrocchie di Viadana per celebrare la Messa vespertina di domenica 17 luglio. Al termine dell'Eucarestia, Antonio ha incontrato i fedeli prima di recarsi a cena con i sacerdoti della parrocchia.

L'omelia di mons. Antonio Napolioni:

Le immagini della celebrazione della Messa

 

Si è conclusa il 1 luglio la prima parte del grest. L'appuntamento per tutti, bambini, ragazzi e animatori, è per l'ultima settimana di agosto quando riprenderanno le attività del grest (solo al mattino dalle 9 alle 12.00) in vista della festa dell'oratorio. Nel frattempo godetevi alcune foto (presto saranno aggiunte quelle dei più piccoli protagonisti all'oratorio Castello).

 

Un gruppo di giovani ha lanciato l'iniziativa di invitare in parrocchia due cristiani che avevano lasciato un segno in essi con i loro libri. Beatrice Fazi e Paolo Curtaz hanno accettato la proposta e saranno a Viadana per raccontare alcuni tratti del loro percorso di fede. Gli incontri si svolgeranno presso l'oratorio di San Pietro in via Aroldi, da qui il titolo dell'iniziativa "Il cortile di San Pietro, incontri per cercatori di Dio". 

Mercoledì 15 giugno sarà presente Beatrice Fazi, attrice resa celebre dalla serie televisiva "Un medico in famiglia" per illustrare i tratti salienti della sua vicenda spirituale raccolti nel libro "Un cuore nuovo, dal male di vivere alla gioia della fede". Alle ore 19.00 ci sarà l'aperitivo per giovani e adolescenti, e alle 21.00 Beatrice offrirà a tutti una testimonianza.

Giovedì 16 giugno tocca a Paolo Curtaz. Valdostano, alterna il suo tempo fra la montagna, la sua famiglia e la voglia di conoscere le cose di Dio. Scrittore e teologo, pubblica libri di spiritualità. Negli ultimi anni si è distinto nel panorama della pubblicistica cattolica come uno degli autori più letti e apprezzati per il tono sereno e acuto con il quale affronta i temi decisivi della vita cristiana. La sua più fedele alleata è la Parola di Dio.

Alle ore 19.00 ci sarà il ritrovo per le famiglie e la cena insieme. ad ogni famiglia è richiesto di portare qualcosa poichè non verrà preparato nulla ma si condividerà quanto offerto da ognuno.

Alle ore 21.00 si lascerà spazio alle riflessioni di Paolo sul tema: “La Gioia di crescere i figli”, come loro ci fanno vivere la Fede e come maturare con loro un dialogo con Dio.

Il Vescovo emerito di Cremona, Dante Lafranconi, ha presieduto la solenne celebrazione di Cresime e Prime Comunioni nella parrocchia di San Pietro domenica sera 29 maggio alle 17.30. La classe del sesto anno dell'itinerario di iniziazione cristiana sul modello catecumenale (30 fanciulli di prima media) ha vissuto la tappa più significativa nel percorso di crescita cristiana. Il Vescovo Dante e il parroco don Antonio non hanno mancato di rivolgere un ringraziamento ai catechisti e alle famiglie dei ragazzi e hanno spronato tutti quanti ad impegnarsi nell'opera di trasmettere la fede in Cristo alle nuove generazioni. Qui sotto è possibile riascoltare e scaricare l'omelia del Vescovo Dante.

La presentazione della catechista Carolina Cavalli:

L'omelia di mons. Dante Lafranconi prima delle Cresime:

Le immagini della celebrazione dei sacramenti di Cresima e Prima Comunione

A conclusione delle Quarantore si è svolta nella serata di giovedì 26 maggio la solenne celebrazione del Corpus Domini nella Chiesa di Castello. Dopo l'Eucarestia ha preso avvio la processione cittadina da San Pietro alla chiesa di Castello. Accanto al parroco, don Antonio Censori, erano presenti don fabio Sozzi, don Enzo Cipro, don Floriano Danini e don Piergiorgio Tizzi. Qui di seguito si può scaricare o ascoltare l'omelia di don Antonio.

 

 

 

Grande festa domenica 22 maggio nella Parrocchia di Castello per le Cresime e le Prime Comunioni.  Il delegato del Vescovo, don Enrico Trevisi, rettore del seminario di Cremona, ha accompagnato la classe del sesto anno dell'itinerario di iniziazione cristiana sul modello catecumenale (59 fanciulli di prima media) nella tappa più significativa del percorso con la celebrazione in un unico momento liturgico dei sacramenti di Cresima e Prima Comunione. Don Enrico e il parroco don Antonio non hanno mancato di rivolgere un ringraziamento ai catechisti e alle famiglie dei ragazzi e hanno spronato tutti quanti ad impegnarsi nell'opera di trasmettere la fede in Cristo alle nuove generazioni. Qui sotto è possibile riascoltare e scaricare l'omelia di don Enrico.

La presentazione dei ragazzi da parte di una catechista, Monica Azzali:

L'omelia di don Enrico Trevisi prima delle Cresime:

Le immagini della celebrazione di Cresime e Prime Comunioni

Giovedì 2 giugno 2016 approfittando della vacanza scolastica per la festa della Repubblica le parrocchie della zona viadanese hanno organizzato un pellegrinaggio nella città di Cremona che avrà il momento culminante nell'incontro con il Vescovo Antonio. Non è questa l'unica novità di un'iniziativa destinata a imprimersi indelebilmente nella memoria dei partecipanti, infatti si arriverà a Cremona a bordo della motonave Stradivari.

Ecco il programma:

7.30: imbarco a Casalmaggiore

13.00: arrivo a Cremona, spostamento presso l'oratorio di Cristo Re per il pranzo al sacco

15.30: a piedi in cattedrale e saluto del Vescovo Antonio

16.30: a turno i partecipanti visiteranno la porta santa, il Battistero, la cripta di Sant'Omobono e saliranno il Torrazzo

Infine si raggiungerà la stazione ferroviaria per tornare a Casalmaggiore.

Il costo è suddiviso in due categorie, ragazzi 15€, adulti 20€ (è previsto uno sconto per le famiglie).

Per Info: 333 45 38 511, don Piergiorgio

L'anno scolastico è entrato nel suo ultimo mese, è quindi tempo di Grest. Anche quest'estate per tre settimane i ragazzi di elementari e medie possono scegliere di passare in oratorio l'inizio delle meritate vacanze. Si comincia lunedì 13 giugno e si conclude venerdì 1 luglio.

Il Grest 2016 “Perdiqua” porterà bambini, ragazzi e adolescenti ad affrontare un entusiasmante viaggio alla scoperta di nuovi e preziosi legami. 

Anche quest'anno il grest sarà nel segno della collaborazione dei due oratori di Viadana: quello di Castello ospiterà i bambini più piccoli fino alla quarta elementare compresa, mentre a San Pietro si svolgeranno le attività per i bambini e i ragazzi dalla quinta elementare alla terza media.

Tutti i bambini (da quelli che hanno frequentato l’ultimo anno della scuola dell’infanzia fino ai ragazzi di terza media) possono essere iscritti al Grest. Il costo è composto da una quota di iscrizione di 5€ da versare una sola volta che verrà scontata in caso di iscrizione entro mercoledì 8 giugno e dalla quota settimanale di 15 € (per due fratelli € 25): quest'ultima comprende  l’ingresso alle piscine comunali, la maglietta, il cappellino e il materiale per le attività. Sono escluse dalla quota le gite con il pullman. L’inizio e il termine delle attività è sempre in oratorio. 

Orario: al mattino dalle 9.00 alle 12.00.

L’accesso all’oratorio è possibile dalle 8.00.

Al pomeriggio dalle 14.30 alle 17.00 (17.30 quando si torna dalla piscina). L’oratorio è aperto dalle 14.00.

Ogni Domenica ci sarà una Messa animata dai ragazzi del Grest 

Il sabato il grest è sospeso.

Sono in programma due gite, venerdì 17 giugno e martedì 28 giugno, una al parco acquatico "Le Vele", in provincia di Brescia, e la seconda ai parchi "Movieland-Caneva" . Per i bambini fino alla terza elementare è necessario un accompagnatore adulto.

Il volantino per l'iscrizione, sotto è possibile scaricarlo tra gli allegati dell'articolo:

L'inno del grest Perdiqua

 

L'inno del grest:

 

In questo articolo abbiamo il privilegio di condividere l'esperienza missionaria del viadanese padre Andrea Facchetti, saveriano.

Porte aperte

0.0. Benedetta malaria

Ndalusa, villaggio di poche capanne sparse a trenta chilometri dal grande fiume Zambesi. Dovrebbe essere la stagione delle piogge. Invece, la savana infuocata è lo specchio preso in mano dal sole. L’acqua quest’anno ha deciso di voltare le spalle alla legge gravitazionale ed è rimasta lassù. Altre leggi, invece, ha violato chi ha sventrato la foresta lì accanto. Terra desolata di erba secca, pietre, sabbia e ceppi di alberi secolari amputati a livello del suolo.

Ndalusa. Ci arrivo un venerdì di marzo e ci rimango fino a domenica. Le famiglie giungono a piedi o in bicicletta anche da Chió e da Dzinga. Mamme, papà, bambini, giovani. Portano il sorriso sulla bocca, i neonati dietro la schiena, il canto nel vento, la farina per la nshima avvolta in un panno sopra la testa, la capra o la gallina per il pranzo della domenica. Hanno costruito una capanna di tronchi, paglia e fango essiccato tutta per me. Sobria e confortevole. Come altezza ci siamo abbastanza: inclinando un poco il capo, ci sto perfettamente. Il problema è la lunghezza: di notte i piedi devono dormire fuori dalla porta.

Il lunedì, verso mezzogiorno, dopo avere fatto lezione, avverto dolore alle gambe e la sensazione nitida di avere la febbre. Vuoi che sia la stanchezza? Invece no. Benedetta malaria che per due giorni mi stendi pacifico sul letto col ventilatore sparato in faccia. Benedetta malaria che mi fai girare la testa, assieme alle idee che ci stanno dentro. Benedetta malaria, che elargisci con abbondanza il dono del tuo potere visionario grazie al quale affiora alla mente la porta della capanna di Ndalusa - luogo del tuo più che probabile concepimento - e le zanzare sue pie e devote custodi. Benedetta malaria che mi regali alcune ore tranquille, mi fai roteare per la mente altre porte e mi folgori con l’intuizione per cominciare a scrivere questa lettera.

0.1. Una casa, quattro porte

Ho iniziato l’anno nuovo a Chemba. Ci sono arrivato due giorni prima. Da quel giorno ci sto felicemente. Qualcosa di Chemba avevo già raccontato circa tre anni fa, quando qui trascorsi alcuni mesi per approfondire lo studio della lingua Chisena, prima di andare a Charre. Chemba, che si pronuncia con “ce” di “c’era una volta”. Chemba, terra rialzata, appoggiata sulla riva destra del fiume Zambesi. Chemba, che nonostante sia villaggio di capanne, è pure Distretto, perché in mezzo alla savana dovrà pure esserci un Distretto. Chemba, che in questi tre anni, ha visto gli effetti radiosi del progresso. Ora c’è anche un container metallico con la scritta “banca”. Dove le capre sono più degli umani, non è che circolino grandi capitali. Però, almeno, i funzionari pubblici evitano di percorrere più di cento km di strada sterrata in moto per andare a ritirare lo stipendio nell’altra banca più vicina. Viva la concorrenza.

Potrei dilungarmi a scrivere di Chemba. Ma preferisco raccontare della nostra casa. Che ha quattro porte. Raccontare di porte. Non tanto per chiudere gli orizzonti. Al contrario. Per dilatarli. Perché le porte della nostra casa sono piuttosto aperte.

1. Porta prima: la parrocchia

Di prima mattina, quando si apre la porta dell’ingresso principale, si vede il sole alzarsi dalle montagne che, dall’altro lato del fiume, fanno da confine col Malawi. È la porta che si apre per accogliere gli ospiti. La maggior parte arrivano in bicicletta o in moto dalle settantasei comunità che compongono la parrocchia di Chemba. La più distante delle comunità è a poco più di cento km. Le strade sono tutte sterrate, ma non sono tanto male: i camion dei cinesi carichi di legname da qualche parte devono pure passare.

Quando fu creata nel1947, la parrocchia di Chemba ripeteva il modello delle antiche missioni: chiesa, scuola e ospedale. Il vescovo del tempo, un portoghese illuminato, consigliava saggiamente di costruire le missioni un poco distanti dal centro abitato, in modo tale che la popolazione autoctona non identificasse il potere oppressore coloniale con la Parola liberante del Vangelo. Poi, nel 1975, l’indipendenza, la nazionalizzazione e la guerra, protrattasi fino al 1992. Quando i primi Saveriani arrivarono a Chemba nel 1998, c’erano solo macerie. Una foto mostra un grande albero in mezzo a ruderi. È la sala di casa nostra.

Due fine settimana ogni tre vado nelle comunità. Parto il venerdì e torno la domenica. L’ospite è accolto con reverenza. La capanna, la tarimba - una sorta di letto rialzato fatto di canne - , il menù fisso a base di polenta e carne di capra anche a colazione, l’acqua per lavarsi. A Chigonda c’è anche il bagno, costruito con rami e sterpaglie. Senza porta. «Signor padre, non si preoccupi, l’entrata è sul lato dove non passa nessuno». Così mi dicono al principio di una notte senza luna. La mattina seguente, all’alba, prendo atto che invece è proprio sul lato della strada. Va bene così, cantava Vasco. Il cuore sorride ed è felice.

A Chadeca, Rodrigues - un bambino di dieci anni - mi chiede: «Mwachita tani towera kukhala nzungu?», che significa: «Come hai fatto per essere bianco?». Capita che a volte la bocca sia più rapida della testa nel formulare una risposta. Come quel sabato pomeriggio a Chadeca, quando davanti a Rodrigues, scoppia a ridere come da tempo non rideva. Meravigliato, mi risponde con un’altra domanda: «Mwabalwa tenepa na Mulungu?», «Sei nato così da Dio?». Ci sono domande che sono belle così, senza la presunzione di una risposta. L’ho scritta sul diario per tenerla stretta. «Chadeca, sabato 2 aprile 2016. Sei nato così da Dio?».

Il venerdì cominciamo con la formazione dei catechisti. In zone dove andiamo due sole volte all’anno, sono loro che fanno stare in piedi la comunità. Molti sono poligami. D’altronde, in alcune comunità, il Vangelo è stato preso in mano per la prima volta cinque anni fa.

Il sabato, abbiamo deciso di dedicarlo alla divulgazione della “Legge della Foresta”. A Charre l’avevamo studiata e ne avevamo tradotto in Chisena alcuni articoli assieme ad alcuni membri di “Giustizia e Pace”. A Chemba, a gennaio, abbiamo terminato una buona sintesi assieme a due catechisti. È il punto di partenza per il lavoro nelle comunità . Siamo in ritardo di almeno dieci anni. È da allora che le imprese cinesi hanno cominciato a sventrare le foreste della nostra zona. Il Distretto di Chemba si colloca ai primi posti nel paese per taglio illegale di legname pregiato. Di ebano, pau-ferro, chanfuta, panga-panga, sandalo e misano è rimasto ben poco. La “Legge della Foresta” fu approvata dal parlamento nel 1999 quando il fenomeno del saccheggio delle foreste era ancora agli albori. I due decreti ministeriali del 2002 e del 2005 vanno nella stessa linea di diminuzione del danno, restringendo le specie di alberi che possono essere tagliati, fissandone le dimensioni, cercando di coinvolgere la comunità locale nel processo decisionale, destinando un 20% della tassa pagata allo Stato a progetti di sviluppo sociale a beneficio della stessa comunità e un 15% per il rimboschimento. Tutto sommato, buone leggi. Purtroppo, totalmente disattese.

La corruzione, da relazione illecita giocata sottobanco tra l’élite politica della Frelimo e il capitale straniero, col passare degli anni, è divenuta metastasi endemica capace di raggiungere capillarmente la capanna più recondita del paese. A patto che attorno ci sia una foresta. Non è più necessario che i cinesi si scomodino compiendo un percorso arduo di 500 km da Beira fino a qui per abbattere alberi. Sono gli stessi capi villaggio che si sono trasformati in piccoli imprenditori abusivi del taglio illegale di legname pregiato. Sono sufficienti alcune motoseghe e un trattore. Altri imprenditori - un po’ più intraprendenti dei primi, che         al posto del trattore dispongono di qualche tir, che hanno già pagato tangenti al Distretto, alla Provincia e alla polizia di transito; e che per fare tutto questo non possono non essere legati all’onnivoro partito-stato Frelimo - fanno giungere direttamente il legname fino al porto di Beira dove viene venduto ai cinesi.

La manodopera è locale. Molti lavoratori non hanno mai preso in mano una motosega fino a prima. Sottopagati e inesperti, alcuni muoiono schiacciati dai tronchi. Come è successo ad un uomo di Tomusene, morto con il cranio aperto in due. La famiglia ignora di avere diritto ad un indennizzo, come ignora la possibilità di intraprendere una causa legale contro il datore di lavoro. Riceve un denaro di niente per tenere chiusa la bocca. E c’è chi è tanto schiacciato nella vita da confondere la pietà con il ricatto, fino al punto di dire grazie a chi gli ammazza un familiare e compra il suo silenzio. A Chigonda, a Xavier e a Chadeca i capi villaggio hanno venduto gli alberi secolari dei rispettivi cimiteri riuscendo a riempire un tir ciascuno. «Saranno gli spiriti degli antenati a maledirli» dice la gente. Prima che gli spiriti li maledicano, però, hanno già intascato 25000 meticais ciascuno. Circa 500 euro, che qui non è poco. Davanti al dio denaro, si perde la ragione e l’umanità, si è all’improvviso affetti da sindrome irreversibile di amnesia cronica delle proprie radici ancestrali, cade l’oblio sul culto dei propri antenati, si smarrisce il legame viscerale con la terra. Davanti al dio denaro, si barattano e si sventrano foreste secolari. E, assieme alle foreste, si barattano e si sventrano le vite dei poveri.

2. Porta seconda: la scuola

È quella che dà sul lato sud della nostra casa. La sera, dopo cena, la apro per andare a vedere se è ancora lì - come la sera precedente, coricata ai piedi della Via Lattea - la Croce del Sud, costellazione di riferimento nella vertigine della notte australe. Lì a duecento metri, sotto la Croce del Sud, spostata appena un poco più a sinistra, c’è la scuola.

Alla sera, dopo cena, c’è ancora il movimento degli studenti del corso serale. Ci studiano in 800 suddivisi in tre turni. Molti vengono dai villaggi distanti e si costruiscono una capanna dove vivono durante l’intero anno scolastico che comincia a febbraio e termina a novembre. In Mozambico esistono due livelli di scuola: primario (dalla prima alla settima) e secondario (dall’ottava alla dodicesima). La nostra è una scuola secondaria ed ha cominciato a funzionare nel 2002, tre anni dopo l’arrivo dei primi Saveriani a Chemba. Giuridicamente è una scuola comunitaria, riconosciuta dallo Stato. Allo Stato spetta la direzione, mentre a noi spetta l’amministrazione. Concretamente questo significa che i professori sono pagati dallo Stato, mentre la manutenzione della scuola spetta a noi: strutture, materiale formativo, computer, banchi, gessi. La carta igienica, quella no. Qui non si usa. Come amministratori possiamo intervenire nel progetto educativo. Parola grossa. Per farla breve significa, ad esempio, che per essere promossi non si deve pagare una capra - o l’equivalente in denaro di una capra - al professore, come invece è prassi consueta nella maggior parte delle scuole del paese. L’anno scorso è stata ultimata la costruzione della biblioteca. I libri arrivano poco alla volta. Ma è già un piccolo gioiello in mezzo alla savana.

Il lunedì mattina faccio lezione alle due classi di decima. Lezione di etica. Quasi gratis, tanto per essere etici. Ho pensato di impostare il corso sulla “Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo”. Sto terminando il primo trimestre, ma sono ancora all’introduzione, che ho intitolato: “Poche parole chiave per aprire molte porte”.  Fino ad ora abbiamo visto “società”, “cultura”, “politica”, “economia”, “persona”, “ideologia”, “fede”. Le parole sono alberi. Ne abbiamo cercato le radici sui libri, nella storia e nella prassi della nostra vita quotidiana: il villaggio, la sua gente, le capre, la terra, la tradizione degli antenati, il nostro paese, le sue disuguaglianze, la guerra qui a poche decine di chilometri. Per imparare a stare nel mondo da persone con la schiena dritta e con la testa alta, cominciamo a diventare signori delle parole.

3. Porta terza: gli studenti e la loro casa

Non conto le volte che stanno battendo alla porta di fianco alla finestra della mia stanza mentre sono al computer per tentare di scrivere questa lettera. Una volta è António per informarmi che Dezanove ha la diarrea. Un’altra è Chatdenza per avvisarmi che sta terminando la legna per il fuoco della cucina. Un’altra è Abibo che ha finito la lezione e chiede il pallone. Un’altra è Abel per consegnarmi le chiavi della biblioteca. L’ultima volta è una signora del villaggio vicino che viene giustamente a reclamare perché i ragazzi hanno ammazzato il suo maiale dopo averlo scambiato per il nostro. Colpa di Ezequiel (al quale io ho detto di ammazzare il maiale per il loro pranzo di domani) oppure colpa del maiale fuggitivo del villaggio accanto?

A battere alla terza porta di casa nostra sono i ragazzi dell’internato. “Internato” nella lingua italiana è proprio una parolaccia. Mentre nella lingua portoghese è parola piuttosto neutra. Indica la struttura che accoglie gli studenti che provengono dai villaggi distanti e che qui sono accolti durante l’intero anno scolastico. Una buona alternativa alla capanna. Quest’anno sono 70 ragazzi nell’internato maschile e 20 ragazze in quello femminile. Proviamo a fare del nostro meglio perché oltre che a trovare un tetto, un letto e tre pasti decenti al giorno - che qui non sono poca cosa - sia anche un luogo dove si cresce assieme.

Quando mi è stato chiesto di seguire i ragazzi dell’internato, mi sono fatto spedire dai miei genitori tutti i libri di don Milani che avevo a casa. Buona e sana fonte di ispirazione anche in terra africana. Le strade si fanno camminando e i cammini non si fanno da soli. Nel tempo del lavoro pomeridiano, in questo ultimo mese, abbiamo preparato la terra per l’orto. Tutti a zappare. Anche io. La settimana scorsa abbiamo seminato. Speriamo bene.

4. Porta quarta: dalla quale entriamo ed usciamo noi

Per ultima, dietro casa, ad occidente, dove ogni sera puntuale alle diciotto o giù di lì, si assiste all’incanto del sole che scende tirato in basso dalla calamita della notte, c’è la porta dove passiamo noi. Dal Congo, dal Messico e dall’Italia. Tre, abbastanza giovani e con tanta voglia di fare. Enrique, il più vecchio con quarant’anni di vita, alza il peso medio della comunità con i suoi centoventi chili. Dalla porta ad occidente ci rientriamo ogni sera, piuttosto stanchi, ma altrettanto felici. A cena, ci si racconta, spesso davanti ad una birra che, nel tempo del caldo feroce, è una buona alternativa all’acqua piovana che siamo soliti bere e una benedizione alla giornata che chiude un’altra sua porta.

Per chiudere: versi ingiusti...

A Chemba, entrando e uscendo da una porta. In questo anno 2016 nel quale tante cose non vanno per il verso giusto. A partire dalla pioggia, che è rimasta lassù. Qualche temporale alla fine di marzo, non è stato sufficiente ad impedire che questo sia un anno di siccità e di fame. Il mais, più volte seminato tra dicembre e febbraio, è totalmente seccato. Ora si spera con il sorgo. Si spera con poche speranze, perché la prossima pioggia, se il cielo sarà clemente, arriverà a novembre. Soffrire per la siccità a due passi da uno dei più grandi fiumi del mondo. Paradossi africani. Ma anche paradossi globali.

Non va per il verso giusto anche la tensione politico-militare. Se non è precipitata la pioggia, è infatti precipitata la guerra. È guerra, ormai, nelle zone di Gorongosa, di Manica e di Morrumbala. Circoscritta a queste aree di foresta e boscaglia, ma ugualmente violenta. Il governo ha cercato fino all’ultimo di occultare. Ma non si possono nascondere i feriti che arrivano a decine nell’ospedale di Beira e il grido delle madri che piangono i loro figli mandati a sparare in mezzo alla foresta e seppelliti in fosse comuni. Nelle città e nei villaggi, sono uccisi o rapiti i responsabili dell’opposizione. Il mese scorso a Sena, a quaranta chilometri da qui, una sera hanno rapito e ucciso tre militanti della Renamo. Mentre in un villaggio nel distretto di Caia,  ad un centinaio di chilometri da Chemba, soldati governativi, non avendo trovato in casa un leader della Renamo, gli hanno ammazzato due figli, tagliando loro le gambe col machete. Si è creata una strategia della tensione per la quale la gente ha paura solo a parlarne. La parola “guerra” è tabù. Impronunciabile, perché evoca il milione di morti della guerra civile che si pensava di riuscire a dimenticare con gli accordi di pace del 1992. Ma ci sono porte che faticano a chiudersi. Così, ventiquattro anni dopo, la Frelimo, per farla finita con la Renamo, sta ammazzando un paese.

...E per aprire: versi giusti

Ho fatto Pasqua a Chigonda sotto un grande albero di chanfuta. Seduta attorno la gente arrivata a piedi o in bicicletta anche da Mulima, da Fumbe, da Cassume e da Inyademzwa. Gesù a Chigonda è risorto all’ora del tramonto e senza l’energia elettrica. Gesù a Chigonda è risorto con i bambini a giocare dietro le mie spalle e con le mamme lì davanti ad allattare. Gesù a Chigonda è risorto mentre dal rimorchio di un trattore venivano scaricati i tronchi di misano che il mattino di Pasqua il tir avrebbe trasportato fino a Beira, passando a pochi chilometri dalla selva di Gorongosa dove ogni giorno si muore a causa di una guerra voluta da una manciata di arroganti. Gli stessi che duemila anni fa avrebbero deciso di mettere Gesù su una croce. Però, nonostante tutto, Gesù ha deciso di risorgere anche a Chigonda.

Gesù, risorgendo, ha aperto una porta. Quella della vita. Della vita piena, potente e debordante. Per tutti, nessuno escluso. Assieme alla porta della vita, ha aperto la porta della speranza, la porta della giustizia, la porta della pace. Da queste porte, passa chi lotta e crede in un domani migliore. C’è qualcuno che queste porte si ostina a chiuderle. Il verso giusto delle cose del mondo dipende dagli apritori di porte.

Chemba, 21 aprile 2016

Baba Andrea

Immagini

1: Xavier. La chiesetta della comunità

2: Xavier. In secondo piano la mia capanna

3: Chi apre porte

4: Chemba. La biblioteca della scuola terminata l'anno scorso

5: Noi

Chi l'avrebbe detto che un'iniziativa proposta quasi per scherzo avrebbe raccolto più di duecento persone entusiaste, pellegrini a piedi nell'anno della Misericordia? Domenica 17 aprile, alle ore 13.30 sul piazzale della Chiesa di San Pietro scalpitavano i 120 pronti a percorrere l'itinerario completo da Viadana al santuario della Fontana di Casalmaggiore, oltre 16 chilometri. A questi si aggiungevano in località Fossacaprara i pellegrini che avevano scelto di percorrere solo gli ultimi 5 km. Il tempo ha accompagnato benevolmente la comitiva: per i primi 10 km il cielo nuvoloso schermava il sole, mentre, ormai in vista del santuario, un bellissimo cielo azzurro ravvivava i colori della primavera. Non sono mancati nemmeno un sobrio ristoro e la "credenziale" del pellegrinaggio da ornare con i timbri delle diverse località attraversate. Dopo la celebrazione dell'Eucarestia, una sola richiesta accomunava tutti i partecipanti: dove andremo l'anno prossimo?

 

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Gli oratori di Viadana propongono in questo inizio di primavera una serie di incontri rivolti ai genitori per provare a trovare insieme le parole e i pensieri giusti di fronte alle sfide che vengono lanciate dai ragazzi a genitori ed educatori. 

                Gli incontri si svolgeranno presso l’oratorio di San Pietro alle ore 21.00 per tre giovedì di aprile (7,14,21). Questi appuntamenti saranno condotti da volontari e operatori di Arca Formazione, un’associazione di Mantova che da tempo presta la sua opera nell’ambito educativo. In particolare, il prof. Natale Bottura cercherà di disegnare i tratti distintivi dei giovani e della quotidianità familiare di oggi. Nel terzo incontro, infine, si affronterà in modo più approfondito il tema scottante delle dipendenze, vecchie e nuove.

In parallelo, questa volta all'oratorio Castello, lunedì 11 e 18 aprile e martedì 26, sempre alle 21.00, anche gli adolescenti (dalla terza media) saranno coinvolti dagli operatori di Arca Formazione per rileggere i propri vissuti oltre i meccanismi artificiosi che ingabbiano talvolta i loro orizzonti di vita. 

Il Battesimo di quattro neonati ha allietato la massima celebrazione dell'anno liturgico. La comunità parrocchiale ha partecipato intensamente ai grandi momenti rituali che hanno scandito la ripresentazione della risurrezione di Cristo. Come ha ricordato il parroco, don Antonio Censori, nell'omelia (che si può riascoltare e scaricare cliccando qui sotto) ora sono i credenti a vivere da risorti e a testimoniare la speranza in Gesù, il vivente.

L'omelia di don Antonio alla Veglia Pasquale

Le parrocchie di Viadana hanno celebrato insieme i solenni riti che ripresentano la morte di Cristo nella chiesa di Santa Maria: la lettura della Passione secondo Giovanni, la preghiera universale, l'adorazione della croce, la distribuzione dell'Eucarestia. Da ultimo si è svolta la processione per le vie di Viadana fino alla Chiesa di Castello e il bacio del Cristo morto.

Qui l'omelia di don Antonio e le immagini del rito:

Le celebrazioni del Triduo Pasquale sono iniziate giovedì 2 aprile con la Messa in Coena Domini a San Pietro; nella Messa si è svolto anche il suggestivo rito della "lavanda dei piedi", nel ruolo degli apostoli c'erano i rappresentanti delle diverse componenti della comunità parrocchiale.

Le immagini della celebrazione e l'omelia di don Antonio.

Condividiamo con il fratello Cesare un lettera di fra' Paolo Boldrini dei frati minori rinnovati, missionario viadanese in Tanzania. Fra' Paolo in queste due lettere non nasconde le difficoltà che sta incontrando nelle ultime settimane, ma continua a riporre la sua fiducia in Dio. Questa è la Pasqua.

Prima lettera

Carissimo Cesare ti scrivo per ringraziarti per il pezzo del trattore
che e' proprio quello che serviva. Qui per non renderci la vita troppo
monotona abbiamo avuto qualche problema inaspettato: fra Pierbattista
e' stato tre settimane all'ospedale per un'enorme infezione alla gamba
gia' colpita da flebite. E' tornato a Pomerini lunedi' scorso ed e' in
avanzato stato di guarigione, pero' fa ancora fatica a camminare, e
non riesce a celebrare tutta la messa senza sedersi di tanto in tanto,
io, nello stesso periodo, sono stato punto da una zecca che mi ha
messo a ko per una giornata, mi ha procurato una discreta ferita sopra
la caviglia con relativa infezione che ho dovuto curare con tre cicli
di antibiotici diversi, l'ultimo ciclo con punture, adesso la ferita
si e' quasi completamente rimarginata,ma rimane ancora un po' di
arrossamento e di gonfiore che stenta ad andarsene, comunque ormai non
mi da' piu' fastidio come all'inizio, poi c'e' stato il furto
plurimo...officina dl saldatore, ufficio del falegname, ufficio di
mawaki e sagrestia, si sono presi un po' di cose tra cui tre computer
e un proiettore, quello che piu' dispiace e' che evidentemente oltre a
qualche professionista di questo tipo di scassi, c'era anche qualcuno
che conosceva molto bene i posti e le cose da prendere. Per ora ci
sono alcuni indagati, che si sono gia' fatti anche alcuni giorni di
carcere, e un ricercato, ma non e' una grande soddisfazione.... (non
so se ti avevo gia' detto che il 22 dicembre, di notte, davanti alla
mia porta mi avevano gia' portato via il computer che usavo io con
tutti i dati e lavori che conservava... uno stimolo a ricominciare da
capo perche' non saranno quattro balordi a fermare l'amore di Dio che
vuole continuare a stare vicino e a servire il suo popolo.
In attesa di risentirci ti lascio con un grande abbraccio e l'augurio
che il Signore ti dia pace! fra Paolo

Seconda lettera

Carissimo Cesare ho visto che su Vita hanno pubblicato integralmente
la lettera che ti avevo mandato, grandi novita' per ora non ce ne sono
se non la porta in ferro e le inferriate alle finestre dell'ufficio
che cosi' sembra di esserci noi in prigione....
Ti mando gli auguri di buona Pasqua e mandandoli a te sono sicuro che
arriveranno anche a tanti altri amici a cui magari non riusciro' a
mandarli personalmente.
Un bacio a tutti.

Mentre seduto
volevo ripensare
le sessanta Pasque passate
Il sorriso minacciato
di 10, 20, 50, 100, mille bambini
Mi rimette in piedi
per vivere nuove Pasque:
crescere in quell’Amore
garanzia di un sorriso
che vince ogni minaccia.

Il Signore ti dia pace!   fra Paolo

Avvisi Settimanali

   ->Avvisi 8/09/2019

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Orari delle SS. Messe

 S. Messe Festive

Ore 8.00 - S.Pietro

Ore 9.00 - S. Martino

Ore 10.00 - S. Pietro

Ore 10.30 - Castello

Ore 11.15 . Buzzoletto

Ore 11.30 - S. Maria

Ore 18.30 - Castello (inv. ore 18.00)

S. Messe Festive del sabato

Ore18.00 - S. Pietro

Ore 18.30 - Castello (inv. ore 18.00)

 S. Messe Feriali 

Ore 7.00 - Cappella delle suore di S. Pietro

Ore 7.30 - S. Maria

Ore 9.00 - S. Rocco

Ore 18.00 - S. Pietro 

Ore 18.30 - Castello Tutti i giorni (inv. 18.00)

Ore 20.30 - San Rocco solo il primo giovedì del mese

Confessioni: venerdì dalle ore 9.15 alle 11.15 In Castello e sabato dalle ore 16.00 alle 17.30 a San Pietro.

Bisogni Caritas

I volontari della Caritas sono in sede (dietro la caserma dei Carabinieri di Viadana, ex-villaggio) tutti i sabati dalle 14.30 alle 17.30. Attualmente c'è necessità di generi alimentari a lunga conservazione: pasta, latte, olio, zucchero, farina bianca, legumi e conserve, biscotti.