Le parrocchie di Viadana hanno celebrato insieme i solenni riti che ripresentano la morte di Cristo nella chiesa di Santa Maria: la lettura della Passione secondo Giovanni, la preghiera universale, l'adorazione della croce, la distribuzione dell'Eucarestia. Da ultimo si è svolta la processione per le vie di Viadana fino alla Chiesa di Castello e il bacio del Cristo morto.

Qui l'omelia di don Antonio e le immagini del rito:

Le celebrazioni del Triduo Pasquale sono iniziate giovedì 13 aprile con la Messa in Coena Domini a San Pietro; nella Messa si è svolto anche il suggestivo rito della "lavanda dei piedi", nel ruolo degli apostoli c'erano i rappresentanti delle diverse componenti della comunità parrocchiale.

Le immagini della celebrazione e l'omelia di don Antonio.

In questo articolo puoi consultare l'edizione digitale del giornalino parrocchiale "Famiglia Insieme" che verrà distribuito in tutte le case dei viadanesi in occasione della Pasqua. Sul sito vi è inoltre uno specchietto, collocato nella pagina principale sul lato destro, dal quale si possono aprire i numeri passati.

A qualche mese di distanza, è giunta una nuova lettera di Padre Andrea Facchetti, missionario viadanese in Mozambico. Si è dovuto aspettare un po', ma ne è valsa la pena, proprio un bel regalo di Pasqua dall'Africa 

Visioni

0. Come un film

Erano quasi vent’anni che le parole che scrivo ogni tanto sul diario non andavano a capo prima di arrivare all’estremità del margine destro. C’è voluta una notte di metà dicembre, qui nel mezzo della savana, a due passi dalla riva destra del grande fiume Zambesi. E, nel mezzo di quella notte, una visione.

Dopo dieci mesi di silenzio del cielo

dopo che già si era dimenticato il rumore e il profumo che fa quando cade sulla terra secca

dopo che anche i cactus cominciavano a curvarsi di stenti

dopo una giornata di sole infuocato fin dal sorgere del suo primo raggio

dopo che alcuni giorni prima le nuvole erano avanzate per più di duecento chilometri dall’oceano

decidendo di svuotarsi rassegnate e stanche a due villaggi da qui

oggi, la notte

ha portato l’ospite atteso da tempo:

la prima pioggia.

Mi sono alzato dal letto e

mi sono seduto davanti alla porta di casa

a guardarla scendere.

Come si guarda un film.

 

1. Visioni sospese

«Mbwenye pang’ono» è l’espressione della gente quando i convenevoli della conversazione, dopo avere toccato i primi due pilastri della vita - manungo (il corpo, per dire la salute) e nyumba (la casa, per dire la famiglia) - scivolano sul terzo: munda (la campagna, che è il sostentamento primario della vita). «Mbwenye pang’ono», vale a dire «un po’ meglio». Un po’ meglio «rispetto all’anno scorso», sottointeso. Diversamente non poteva essere. Il 2016 sarà ricordato come anno di nyatwa, vale a dire «sofferenza», a causa della siccità e della fame.

Incontrando le nostre settantacinque comunità, ci rendevamo conto che alcune erano più che dimezzate. Altre addirittura scomparse. Molte famiglie si erano infatti trasferite nelle isole del grande Zambesi per tentare di produrre qualcosa. Distanti fino a cinquanta chilometri da casa, costruivano là la loro capanna nella speranza di un minimo di raccolto. A partire da ottobre erano intervenute anche le Nazioni Unite che, attraverso il programma mondiale per l’alimentazione, hanno distribuito in maniera massiccia mais e fagioli. E pare che la distribuzione sia stata piuttosto oculata, dato che ne hanno beneficiato anche i nuclei familiari che appartengono all’opposizione. Dettaglio non automatico in tempi di guerra.

Attesa, sperata, implorata, pregata. Quante mani hanno battuto quanti tamburi per quante notti, per invocarla come si invocano gli spiriti degli antenati. Quando una notte di dicembre, la prima pioggia ha deciso di cominciare a scendere, non poteva non apparire in forma di visione. Come una visione è venuta e come una visione se n’è andata. E poche altre volte si è fatta vedere. Visioni sospese. Film che termina, ma senza epilogo, senza la parola “fine” e neppure i titoli di coda. Spettatori contenti a metà. Però, nonostante tutto, «mbwenye pang’ono», dice la gente.

2. Visioni nuove

Gli esami sono finiti ai primi di dicembre, mentre il nuovo anno scolastico è cominciato alla fine di gennaio. In mezzo ci sta il tempo delle ferie che coincide con il culmine del grande caldo e della stagione delle piogge. Ogni tanto mi telefona uno dei ragazzi per raccontare dov’è, cosa sta facendo, oppure  per chiedere come va. Marino - che con ora sta frequentando la 12°, vale a dire l’ultima classe del ciclo di studi - mi chiama in un pomeriggio torrido di gennaio per raccontarmi che si trova a Beira, la seconda città del paese, in casa dello zio. La famiglia di Marino vive a Cado, villaggio di poche capanne sparse a 60 km da Chemba, dove le capre sono più degli umani. È la prima volta che Marino va in città. Gli chiedo come si trova, se gli piace. Risponde: «Certo, padre. Qui è tutto strano. Ad esempio, le case stanno una sopra l’altra».

Ai primi di gennaio, constato che il mulino elettrico con il quale i ragazzi ogni giorno macinano il mais con il quale cucinano la nshima necessita di manutenzione prima che inizi il nuovo anno scolastico. Il mulino è fabbricato a Chimoio, città a poche decine di km dallo Zimbabwe e che dista 420 km dal villaggio di Chemba. Alcuni ricambi del mulino si trovano solo là. Inoltre, servono una quindicina di materassi in più. Quest’anno saranno infatti cento i ragazzi e le ragazze ospitati nelle due case di accoglienza per gli studenti, quindici in più rispetto all’anno scorso. Decido così di andare a Chimoio per comprare i ricambi del mulino e i materassi mancanti. È il tempo delle piogge e devo percorrere circa 150 km di foresta. In questi casi è bene non viaggiare da soli. Provvidenzialmente Ezequiel (che nella lettera n° 16 aveva ammazzato il maiale della signora del villaggio accanto) deve passare per Chimoio per andare a trovare il fratello. Gli do volentieri un passaggio. Non incontriamo  pioggia nel cammino e riusciamo a percorrere senza difficoltà i 150 km di foresta in circa tre ore. Terminata la foresta, arriviamo a Nhamapaza ed imbocchiamo la strada nazionale n° 1 che unisce il sud e il nord del Mozambico. Mentre guido, osservo che Ezequiel si muove agitato sul sedile e si guarda continuamente attorno, quasi fosse disorientato o avesse perso qualcosa. «Magari sta pensando che abbiamo sbagliato direzione», rifletto tra me. Poi mi accorgo che, dal finestrino laterale, guarda incuriosito con attenzione la strada. «Ezequiel, ma per caso è la prima volta che vedi l’asfalto?». Ezequiel mi guarda stralunato e mi risponde con un’altra domanda: «Padre, cos’è l’asfalto?».

3. Visioni opache

Chimoio è una piccola città, capoluogo della regione di Manica. Nel tempo coloniale era il granaio del paese. Terra fertile e produttiva che, assieme ai cereali, riforniva il Mozambico di bestiame, frutta e verdura. Oggi continua la sua tradizione, ma in maniera ridimensionata.

Nei mesi precedenti, televisione e stampa avevano parlato di Chimoio poiché nel giro di poche settimane era stata devastata per ben due volte la sede della Renamo, il principale partito di opposizione. La seconda volta era stata fatale: le fiamme avevano bruciato documenti, computer, archivio e materiale elettorale, rendendola del tutto inagibile. Subito si era pensato alla mano degli squadroni della morte. Al soldo della Frelimo, il partito ininterrottamente al potere da ormai 42 anni, eseguono il lavoro sporco in questa guerra a bassa intensità, iniziata ormai quattro anni fa. Rapimenti, omicidi e intimidazioni a membri dell’opposizione, a giornalisti e a magistrati con l’obiettivo di bloccare la parte sana della società e reprimere alla radice qualsiasi minimo e pacifico tentativo di costruire una alternativa.

È metà mattina e, dopo qualche mese in mezzo alla savana, mi trovo in una città. Ci sono abitudini dure a scomparire. Così, cerco un caffè. Sarà che la città è piccola, oppure sarà per coincidenza, trovo un parcheggio proprio davanti alla sede della Renamo devastata e bruciata. Attraverso le inferriate della finestra, do una occhiata dentro e faccio qualche foto.

Due giorni dopo quelle foto e quel caffè, sarebbe iniziata l’ennesima tregua congiunta dichiarata dai due contendenti. La tregua è ancora in vigore e stavolta sembra che regga; ma essa rimane una questione tecnica e, in ogni modo, consequenziale. La radice sta infatti nella concentrazione sproporzionata di potere che la Costituzione vigente consegna nelle mani del partito che vince le elezioni politiche. Senza ottemperare al principio dell’indipendenza dei poteri, messo palesemente in discussione da ingerenze spropositate dell’esecutivo nei confronti del legislativo e del giudiziario. E senza tenere conto che a livello regionale e locale si possono avere maggioranze differenti da quella che ha vinto a livello nazionale. Ad esempio, sia nella nostra regione di Sofala che nel nostro distretto di Chemba, la Renamo ha vinto le elezioni politiche di tre anni fa. Eppure, sia la regione che il distretto sono governati da un Presidente di regione e da un Amministratore di distretto della Frelimo, entrambi non scelti dalla popolazione, ma nominati dal governo centrale. La cosa si complica ancora di più, dato che la Renamo non riconosce il risultato di quelle elezioni a seguito di ben documentate prove di brogli sistematici diffusi. Il superamento dell’empasse sta, allora, nella riforma della Costituzione. Che si gioca in Parlamento. Dove, però, la Frelimo ha la maggioranza assoluta e penserà bene prima di approvare una riforma che farebbe vacillare un sistema di potere tanto granitico quanto tentacolare. Per ora, quindi, all’orizzonte, si scrutano visioni opache. Con l’auspicio di non dovere sperare, tra poche settimane, in un’altra ennesima fragile tregua.

4. Visioni prosaiche

Ho un ricordo vivo degli otto anni di formazione vissuti in Italia prima di partire per l’Africa. Quando ci penso, la bocca si apre al sorriso e il cuore è felice. Mi capita spesso. Perché la vita fa sedimentare le cose belle, per poi centellinarle con saggezza, facendole riaffiorare poco alla volta in una visione che dura un attimo, ma che è tanto potente da rendere quegli istanti eterni nella coscienza.

Quegli anni sono stati anche l’opportunità per conoscere ed ascoltare decine di missionari che hanno donato la loro vita agli altri e, in quel donarsi, hanno cercato di incontrarvi Dio. Tra una jeep impiantata nel fango e una fuga avventurosa da un attacco dei ribelli, tra una notte passata in foresta e una visita alle comunità durata settimane di cammino con montagne da superare e fiumi da guadare, il racconto del  missionario è un genere letterario che assume tutti i tratti dell’arco che va dall’epico al faceto. Immancabilmente e con una punta di orgoglio, il racconto non può esimersi dal menzionare le grandi opere che hanno reso celebre il tal missionario. Chi una scuola, chi una chiesa, chi un pozzo, chi un ospedale e così via. Quando un giorno, forse, qualcuno mi chiederà quale fu la prima grande opera che ho seguito in Africa, anche io potrò vantarmi, rispondendo fieramente: «un bagno».

Pochi giorni prima che cominciasse il nuovo anno scolastico mi azzardo ad entrare nei bagni della casa di accoglienza delle ragazze, cosa che non avevo mai fatto da quando mi trovavo a Chemba. Con mio sommo stupore prendo atto che il numero è fisiologicamente esiguo rispetto al numero di ragazze che la casa avrebbe ospitato da lì a pochi giorni. A fianco del magazzino c’è una piccola sala in disuso. Lampo di genio di un imprenditore edile mancato, in pochi attimi ho già in testa la disposizione e le misure dei nuovi bagni. Facile a pensarsi, meno a farsi. Soprattutto se si sta in mezzo alla savana. Per prima cosa, trovare un muratore che sappia tirare su una parete dritta. Fatto. Poi, è la volta dei mattoni: due volte in riva allo Zambesi tra buchi che sembrano voragini e fango, dove il signor Marcos cuoce mattoni di argilla. Con i ragazzi carichiamo il Land Cruiser sul quale entrano seicento mattoni per volta. Fatto. Poi, chiamare il signor Zaccheo che scava due fosse biologiche. Fatto. Poi, di nuovo con i ragazzi, stavolta per procurare la sabbia e raccogliere le pietre che fanno da strato di fondo alla fossa biologica. Fatto. Per il cemento, si va a Sena, che dista 40 km. Fatto. Più complicato, invece, per i cavi di acciaio del cemento armato e per i tubi degli scarichi. Si deve andare a Caia, 100 km. Fatto. Infine, il falegname Tomàs per le porte. Fatto. Visioni prosaiche e un bagno in più in mezzo alla savana. Le grandi opere avanzano. Fatto.

5. Visioni aperte

Una visione dietro l’altra e si diventa visionari senza rendersene conto. Così, un giorno di gennaio, mi sveglio al mattino con la pioggia e con l’idea di fare un giornale. Il primo giornale in mezzo alla savana. E se anche io – cresciuto con fondamenti solidi di materialismo storico al liceo e all’università – fino ad allora avevo qualche dubbio sulle visioni, a confermarmi che di visione in fondo si tratta, è il fatto che, assieme alla visione del giornale, è piombata anche la visione del nome del giornale stesso. Tutto in un colpo, senza neppure pensarci un attimo. Una visione, appunto.

Un giornale da fare con i ragazzi. Niente di complicato: un foglio A3 piegato in due, un numero a trimestre. Un editoriale e qualche rubrica. Ad esempio una rubrica sulla scuola, che così come è impostata in Mozambico crea persone che sanno ripetere più o meno bene, ma incapaci di una analisi della realtà e di un pensiero critico. Un’altra sulla situazione politica e sociale del paese che, appeso ad una fragile tregua militare, tra debiti nascosti, corruzione endemica e inflazione a due cifre, non è delle migliori. Un’altra rubrica riguardante uomini e donne che, a partire da una visione, hanno segnato e cambiato la storia dell’Africa. Un’altra di commento agli articoli della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani: principio di uguaglianza degli esseri umani in termini di dignità e diritti, diritto alla libertà di pensiero, diritto alla libertà di espressione, diritto all’istruzione, cercando di evidenziare come tali diritti siano ancora distanti dall’essere implementati nel nostro paese. Un’altra rubrica meno impegnativa di sport o affini e magari una vignetta. Un giornale per pensare, non da soli ma assieme; per creare e fare circolare idee; per riflettere sulla realtà e – con un po’ di sana e giusta presunzione – per prendere coscienza che le cose cambiano se qualcuno compie il primo passo di pensarle in maniera differente.

Accennavo al nome. “Pa kwecha”, approdato in visione assieme alla pioggia e assieme all’idea del primo giornale in mezzo alla savana. “Pa kwecha”, che in chisena significa pressappoco “apertamente, alla luce del sole”. Il contrario di chibiso-biso, che vuol dire “di nascosto” e che è la prassi con la quale si esercita e si auto perpetua il potere, oggi, in Mozambico. Chibiso-biso, “di nascosto” che è anche la regola con la quale il sistema della paura soffoca l’espressione libera delle idee.

Mondovisioni

Non passano quattro mesi senza che i miei genitori mi spediscano un pacco postale. Arriva a Beira, a 500 km da Chemba, perché, qui in mezzo alla savana, le poste non esistono e le strade non hanno nomi. Dentro, generalmente, trovo qualche medicina e qualche libro. Una volta anche le scarpe da calcio, un’altra il sacco a pelo per quando dormo nelle comunità nelle notti del tiepido inverno africano. Quando arriva un libro, amo sostare davanti alle parole che mia madre e mio padre scrivono in dedica. Poche parole scritte a mano azzerano in un attimo migliaia di chilometri nello spazio e tre anni di assenza reciproca nel tempo. Qualche mese fa, ho ricevuto anche alcuni disegni realizzati dalle mie nipotine. Ce n’era uno di Lucia, quattro anni di età, la terza dei cinque figli di mia sorella: un’esplosione di colori in forma di linee e macchie, a metà strada tra un Kandinsky e un Mirò, con la didascalia redatta da sua madre: «Ho disegnato tutto il mondo».

Anni fa all’università, da quel poco di sociologia che avevo studiato, avevo imparato che la realtà è complessa e sistemica, che esiste una eterogenesi dei fini, che i fenomeni storici e le vite degli umani si danno dentro reti intricate di multiformi interazioni sociali. Visioni argute, affascinanti e, di certo, anche plausibili.

Ora, dopo cinque anni di Africa – di questa Africa, l’Africa rurale, lontana dalla città e dalle sue dinamiche globalizzate – tutto sembra più semplice e chiaro. Le cose importanti della vita e quelle superflue. Ciò che è giusto e ciò che è ingiusto. Ciò per cui vale la pena lottare. La differenza tra un’alba e un tramonto. Il vento che porta la pioggia e quello che porta la secca. Chi opprime e chi è oppresso. Chi depredando si arricchisce e chi vive dignitosamente la sua onesta povertà.

La realtà rimane articolata e complessa nelle sue infinite sfumature di grigio che stanno tra il bianco e il nero. Solo è diventato più semplice, nitido e immediato il modo di osservarla e di comprenderla. È questa prospettiva delle cose, questa visione della realtà che determina lo stare e l’agire nel mondo. L’assunzione di responsabilità, il decidere da quale parte stare, quale senso e quale direzione dare all’azione.

In questo senso, mi sento molto prossimo a mia nipote Lucia di quattro anni che, in poche linee e macchie colorate, ha una visione perfetta di tutto il mondo. Mi piace immaginare che anche Gesù pensasse allo stesso modo quel giorno in cui esclamò: «Ti benedico o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli».

Chemba, 27 marzo 2017

 Baba Andrea

 

Immagini

1. Chemba, prima della pioggia

2. Ezequiel

3. Chimoio, sede dalla Renamo

4. Di ritorno da Chimoio, sopra 15 materassi. Dopo 300 km, a 120 km da Chemba.

5. Chemba, tramonto sullo Zambesi


25 Marzo 2017. La nostra comunità parrocchiale ha celebrato in modo speciale la solennità dell’Annunciazione dell’Angelo a Maria. Speciale per due motivi: perché in questa occasione si celebra la dedicazione di una delle Chiese principali della Parrocchia, quella appunto di Santa Maria Annunciata, e perché le suore del Divino Amore, residenti a San Rocco, sono solite in questa circostanza rinnovare annualmente i voti di consacrazione secondo l’ispirazione del fondatore delle Suore del Divino Amore, don Umberto Terenzi. A Suor Elena e Suor Marzia i nostri sentitissimi auguri.

Cliccando qui sotto è possibile riascoltare o scaricare l’omelia del parroco don Antonio: 

Nuovi contributi nella sezione dedicata alla raccolta di brani di scrittori contemporanei che si confrontano con la figura del prete. Un invito alla riflessione sul ministero ordinato e alla preghiera per i preti in questa epoca segnata da una drammatica crisi di vocazioni al sacerdozio, nella consapevolezza che la letteratura spesso anticipa, istruisce e soprattutto esplicita nitidamente il sentire comune.

Se qualche visitatore avesse il desiderio di commentare quanto proposto o di contribuire alla rubrica può scrivere all'indirizzo mail " Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. " (copia l'indirizzo nel tuo browser di posta elettronica). 

cronache-pastorali

Vengono qui illustrate le iniziative delle parrocchie di Viadana in vista della Quaresima:

Nei venerdì di Quaresima verranno sospese tutte le S. Messe. Si manterranno due appuntamenti liturgici: alle 16.00 a Santa Maria e alle 21.00 a San Pietro Via Crucis e Comunione eucaristica.

Proposta catechistica per gli adulti: Il Discorso della Montagna

Le catechesi si svolgeranno all’Oratorio di San Pietro, alle ore 21,00

Giovedi 9 marzo Il discorso della montagna (Mt. 5-6-7) Relatore: don Maurizio Compiani, biblista

Giovedi 16 marzo L’annuncio delle Beatitudini (Mt. 5,1-12), don Luigi Parmigiani

Giovedi 23 marzo Pregare il Padrenostro (Mt. 6,5-15), don Luigi Parmigiani

Giovedi 30marzo L’identità del discepolo, don Luigi Parmigiani

Venerdi 31 marzo, ore 20,30, VIA CRUCIS ITINERANTE A CASALMAGGIORE organizzata dalle parrocchie del viadanese, dalla chiesa di San Francesco al Santuario della Fontana.

Gli oratori di Viadana, San Pietro e Castello, propongono i loro campi per l'Estate 2017. Dall'1 all'8 luglio per i bambini e i ragazzi dalla IV^ elementare alla seconda media, è prevista la vacanza a Cesenatico nella casa Sant'Omobono della Diocesi di Cremona. Il Costo di partecipazione è di 300 €.

Dal 15 al 21 luglio a Courmayeur (AO) si svolgerà il campo per gli adolescenti dalla III^ media alle classi superiori. La quota per la settimana in montagna è di 340 €.

Per qualsiasi informazione ci si può rivolgere a don Marco e a don Piergiorgio negli oratori.

Per l'iscrizione invece, ci si raccomanda di comunicarla, con il versamento di 100 € di caparra entro il 15 maggio. Sotto puoi scaricare le locandine e una scheda che riporta informazioni dettagliate sul campo al mare per i bambini e i ragazzi dalla quarta elementare alla seconda media.

Riproponiamo gli audio dei quaresimali tenuti da don Daniele Gianotti a Viadana nel 2014.  Don Daniele, 60 anni a settembre, nato a Calerno, in provincia di Reggio Emilia, sino ad oggi canonico della Cattedrale, vicario episcopale per la Cultura della diocesi di Reggio Emilia-Guastalla e docente di Teologia presso la Facoltà Teologica dell’Emilia Romagna, è il nuovo vescovo di Crema. La notizia è stata ufficializzata alle ore 12 mercoledì 11 gennaio nelle conferenza stampa indette a Crema e Reggio Emilia.

"Si è svolto venerdì 13 marzo alle 21.00 presso l'auditorium dell'ITC di piazzetta Orefice a Viadana il primo incontro con don Daniele Gianotti, presbitero e teologo della diocesi di Reggio Emilia, a commento dell'evangelii Gaudium di papa Francesco. In particolare sono stati presi in esame i primi due capitoli dai quali è emerso come il compito più urgente che papa Francesco affida alla Chiesa sia quello di uscire da schemi di autoconservazione per tornare ad essere missionaria senza paura di perdere potere o "spazio". Qui sotto è possibile ascoltare la relazione, scaricare in formato pdf l'Evangelii Gaudium ed anche l'intervista del papa a Civiltà Cattolica.

La prima parte dell'intervento di don Gianotti:

La seconda parte:

La terza parte:

La quarta parte dell'intervento di don Gianotti:

La quinta parte:

La sesta parte:

Il video, proiettato durante l'incontro, di un appello informale del papa all'unità dei cristiani:

Alcune immagini della serata:

 

L'articolo del sito parrocchiale da cui è possibile scaricare l'Evangelii Gaudium

L'articolo del sito parrocchiale da cui è possibile leggere l'intervista del papa a Civiltà Cattolica

Quest'anno è stato indetto nella unità pastorale di Viadana un concorso presepi aperto a tutte le famiglie. Sono stati iscritti al concorso 29 presepi che potete vedere qui sotto. La giuria, incaricata alla valutazione, ha seguito come criteri i seguenti tre parametri: BELLEZZA/ARTE; CREATIVITÀ /ORIGINALITÀ ; MESSAGGIO/SIGNIFICATO.

1° POSTO categoria BELLEZZA/ARTE: FAMIGLIA BARILLI ENZO:

L'opera ha una visione a 360° (l'unico su tutti i presepi iscritti al concorso!); il progetto dimostra una corretta e armonica proporzione tra i personaggi e tutta l'ambientazione naturale (anche con i cespugli e le piante già esistenti sul terreno!), è ricco di dettagli molto carini e ben curati che hanno impegnato il costruttore ad esercitare la pazienza e la fantasia.

 

1° POSTO categoria CRITERIO CREATIVITÀ /ORIGINALITÀ: FAMIGLIA RUSCICA SANDRO:

è l'opera più grande del concorso. Un mastodontico lavoro strutturato su vari livelli con l'intento, ben riuscito, da parte del compositore di far sentire il visitatore inserito e avvolto nel contesto. Secondo la giuria si sarebbe potuto valorizzare meglio la natività che rischia di perdersi in mezzo alle tante scene presenti.

 

1° premio ex aequo categoria MESSAGGIO/SIGNIFICATO: FAMIGLIA MOSCHINI ANGELA:

un presepe che pur nella semplicità ed essenzialità ha saputo dare importanza e rilievo alla natività. Nell'insieme spiccano le case costruite in cartongesso seguendo lo stile architettonico, le usanze e i costumi del tempo. Opera molto curata, pulita e ordinata.

FAMIGLIA ANVERSA GIULIANO:

questo presepe, che ricorda un vecchio cortile, nella semplicità ed essenzialità ha messo in rilievo l'importanza della natività. Da notare il gallo posto sul tetto di una baracca a ricordare il triplice tradimento di Pietro e il calice con il pane collocati ai piedi di Gesù Bambino, a ricordo dell'Eucarestia.

 

GRAZIE a tutti per la partecipazione e, particolarmente, a Mario Betti, Cesarina Ruberti e don Enzo per aver l’onere della giuria.

Nella galleria qui sotto si possono visionare i presepi del concorso, a partire dai vincitori, foto 1 fam. Barilli, foto 2 fam. Ruscica, foto 3 fam. Moschini, foto 4 fam. Anversa.

 

Sabato 31 dicembre 2016 alle ore 18.00 è stata celebrata nella chiesa dl Castello la Messa solenne che segna la fine dell'anno onorando Maria Madre di Dio. Insieme a don Antonio hanno concelebrato i sacerdoti dell'unità pastorale. 

Seguono la galleria fotografica e l'omelia di don Antonio.

Buon 2017. 

L'omelia e le foto del 31 dicembre 2017:

Il parroco, don Antonio, ha celebrato sabato 24 dicembre a mezzanotte la solenne Messa di Natale in Castello. In questo articolo è possibile visionare le foto della celebrazione e ascoltare la predica di don Antonio. Un'occasione per rivivere e condividere la gioia del Natale.

Abbiamo l'onore di ospitare gli auguri di fra' Paolo Boldrini agli amici e concittadini Viadanesi dalla sua missione in Tanzania. Povero con i poveri ci aiuta a ritrovare il clima giusto per gustare il prodigio della vita divina che scintilla tra gli uomini.

Buon Natale 2016 da Pomerini

Mentre l’imperatore Cesare Augusto nelle liturgie  dell’imbattibile esercito romano veniva acclamato e adorato come Signore e Benefattore,

mentre gli occhi e il cuore degli israeliti aspettavano la salvezza nel Tempio costudito dalle guardie

mentre gli zeloti affilavano le armi per rivendicare la libertà del popolo Santo

mentre i greci nelle loro discussioni all’Agora cercavano la parola più sapiente

il Dio dell’universo, il Signore della vita

appare nel ventre di una mite e povera contadina della Galilea, del tutto sconosciuta all’Imperatore, lontana dal Tempio e dall’Agorà, ma amata e difesa da Giuseppe il mite falegname di Nazaret.

Il Principe della Pace lo incontriamo lì dove hanno relegato sua madre: in una grotta, in una povera stalla disarmata, spoglia di cose, di riti, di parole; c’è solo la freddezza  di chi ha negato a questa giovane coppia un posto migliore, ma ci sono anche le calde braccia e il nutriente seno di Maria, c’è il cuore puro e premuroso di Giuseppe.

Per chi non si accontenta di scintillanti alberi di Natale e dei regali di Babbo Natale o della Befana, il Principe della pace ( qualcuno lo chiama anche il Signore degli eserciti, e può andar bene nel senso che li zittisce e li mette da parte…), credo che ci chieda ancora, dopo più di 2000 anni, di incontrarlo lì: dove nel silenzio posso sentire il coro degli angeli, dove nella povertà trovo la forza per aprire il cuore…

per stringere la mano al giovane Luka e aiutarlo nei suoi difficoltosi spostamenti negli ospedali: un giovane di vent’anni vittima di un diabete devastante che l’ha reso ceco e zoppicante, senza padre e con una madre affetta da AIDS che deve prendersi cura anche di altri quattro figli più piccoli.

Per sopportare il fetore della ferita di Richard un quarantenne con un piede attaccato da un tumore che lo ha deformato e che manda la pelle in putrefazione, hanno detto che ormai è tardi per tagliare la gamba, sarebbe un’ulteriore tortura, non resta che medicare continuamente la ferita perché abbia un po’ di sollievo e non si formino vermi…

Per scherzare con Felista una ragazza poco più che ventenne che deve fare da capofamiglia per gli altri quattro fratelli più piccoli perché la madre si è impiccata, a causa anche di un padre che ad essere buoni si può definire una nullità.

Per giocare con Josia un bambino che dopo una lunga serie di trattamenti fisioterapici finalmente, pur se ancora barcollando, riesce a fare qualche passo da solo

Per cantare con Jonisia, una donna, una mamma che non ha retto l’impatto con le difficoltà della vita e adesso,  senza perdere la sua grinta e sparando parole come una mitragliatrice che non esaurisce mai le munizioni, preferisce vagabondare e di tanto in tanto accamparsi alla missione   

Per lavorare con Stivin che non è più bambino, ma stenta a diventare uomo perché non ha l’appoggio di una famiglia

Per pregare con il simpatico giovane Vasco che non può camminare, ma non perde mai il sorriso e contagia la speranza di andare avanti…

Per studiare con la ventenne Eva,  che nonostante le difficoltà di movimento e di parola, è riuscita a portare a termine le scuole secondarie dimostrando un’invidiabile forza di volontà

Per cucinare con Hilda, mamma di un bimbo disabile, moglie di uno che non perde occasione per picchiarla, ma generosissima nel servizio di cucina del centro Tabasamu

Per guardare un film con Huruma, quattordici anni, senza padre, senza madre e con l’AIDS, ma con la voglia di fare il pilota d’aereo…

E così godere un calore e una libertà che vengono da lontano e portano lontano!

Auguro anche a te, nel turbinio di offerte di questo Natale 2016, di poter incontrare Gesù bambino… e non lasciarlo mai!

 Il Signore ti dia pace! 

Fra Paolo dei frati minori rinnovati, missione di Pomerini, Tanzania

Colgo l’occasione anche per dire un ASANTE (grazie) speciale ha tutti coloro che hanno collaborato per poter far viaggiare Gesù Bambino sul trattore… Grazie a Dio la stagione delle piogge è cominciate bene e grazie a voi il trattore sta arando a pieno ritmo dando la possibilità di mettere subito a dimora il prezioso seme che nutre la speranza del raccolto…

 

 

In questo articolo puoi consultare l'edizione digitale del giornalino parrocchiale "Famiglia Insieme" che verrà distribuito in tutte le case dei viadanesi in occasione del prossimo Natale. Sul sito vi è inoltre uno specchietto, collocato nella pagina principale sul lato destro, dal quale si possono aprire i numeri passati di "Insieme".

Nel pomeriggio di mercoledì 2 novembre i fedeli delle Parrocchie di Viadana si sono radunati nel cimitero cittadino per celebrare la commemorazione dei fedeli defunti. Alle 15.30 la Santa Messa presieduta da don Antonio e concelebrata dai sacerdoti in servizio a Viadana. Qui sotto è possibile osservare alcune foto della celebrazione oltre che ascoltare e scaricare l'omelia di don Antonio.

Inizia l'anno pastorale, qui la possibilità di scaricare e consultare il calendario parrocchiale fino ad agosto 2017. Potrebbero verificarsi aggiornamenti e variazioni.    

 

                                                                                              .

Tra sabato 1 e domenica 2 ottobre si sono svolti alcuni appuntamenti organizzati dalla zona pastorale del viadanese all'inizio dell'anno pastorale. In particolare sabato sera nella Chiesa di San Pietro don Bruno Bignami, teologo insegnante di morale, già vicario di Viadana, ha illustrato alcuni elementi della Amoris Laetitia, esortazione apostolica di Papa Francesco sull'amore nella famiglia. In questo articolo si può ascoltare la relazione di don Bruno.

Prima parte

Seconda parte

Le immagini della serata con don Bruno Bignami sull'Amoris Laetitia di Papa Francesco:

Con grande impegno la comunità cristiana si sforza di offrire a tutti i genitori cristiani di Viadana la possibilità di accompagnare i figli ai sacramenti. In questo articolo si possono consultare alcuni documenti informativi sull'anno catechistico dell'oratorio di Castello.

-          Domenica 9 ottobre alla Messa delle 10.30 in Castello e delle 10.00 a San Pietro inizierà l’anno di catechismo.

-          Nella settimana dal 9 al 16 inizia il catechismo (tranne la prima elementare).

Qui sotto sono illustrati gli orari degli appuntamenti settimanali nell'oratorio di Castello:

Giorno

Classe

Martedì dalle 15.00 alle 16.00.

 IVa  Elementare.

Mercoledì dalle 15.00 alle 16.00.

IIIa e VElementare.

Giovedì dalle 18.00 alle 19.00.

Seconda media.

Venerdì dalle 15.00 alle 16.00.

Prima Media.

Venerdì dalle 15.00 alle 16.00 a Castello e dalle 18.00 alle 19.00 a San Pietro.

Seconda e terza media.

Sabato dalle 15.00 alle 16.00.

Ia e IIa Elementare.

I bambini di terzaquarta e quinta Elementare che frequentano le classi a tempo prolungato a scuola faranno catechismo giovedì dalle 16.25 alle 17.15.

Qui sotto sono illustrati gli orari degli appuntamenti settimanali nell'oratorio di San Pietro:

 

Classe

Giorno

orario

Luogo

1° ELEMENTARE

(dal 5 novembre)

SABATO

15,00-16,00

Suore

2° ELEMENTARE

SABATO

15,00-16,00

Suore

3° ELEMENTARE

SABATO

15,00-16,00

Suore

4° ELEMENTARE

VENERDI

SABATO

15,30-16,30

15,00-16,00

Oratorio

Oratorio

5° ELEMENTARE

SABATO

(ogni 15 giorni)

14,30-16,00

Suore

1° MEDIA

MERCOLEDI

SABATO

16,00-17,00

15,30-16,30

Oratorio

Oratorio

Per i ragazzi di seconda e terza media c'è la possibilità di scegliere tra due appuntamenti, Venerdì dalle 15.00 alle 16.00 a Castello e dalle 18.00 alle 19.00 a San Pietro.

Per L’iscrizione è richiesto un contributo di € 10 per sostenere le spese di cancelleria. I soldi per l’iscrizione vanno consegnati ai catechisti o a don Piergiorgio il primo giorno di catechismo.

N.B.: i bambini di Va elementare e Ia media, non battezzati nella nostra parrocchia, devono presentare, entro Natale, il certificato di battesimo, qualora non l’avessero già portato. Il documento è indispensabile per essere ammessi a ricevere i sacramenti.

La celebrazione delle Prime Confessioni per i ragazzi di quinta elementare sarà domenica 26 marzo mentre la data di Comunioni e Cresime per i ragazzi di prima media verrà comunicata a breve.

Catechismo adolescenti: “Lunedì dalle 21.00 alle 22.00” in oratorio Castello.

Avvisi Settimanali

   ->Avvisi 8/09/2019

   ->Archivio Avvisi

Orari delle SS. Messe

 S. Messe Festive

Ore 8.00 - S.Pietro

Ore 9.00 - S. Martino

Ore 10.00 - S. Pietro

Ore 10.30 - Castello

Ore 11.15 . Buzzoletto

Ore 11.30 - S. Maria

Ore 18.30 - Castello (inv. ore 18.00)

S. Messe Festive del sabato

Ore18.00 - S. Pietro

Ore 18.30 - Castello (inv. ore 18.00)

 S. Messe Feriali 

Ore 7.00 - Cappella delle suore di S. Pietro

Ore 7.30 - S. Maria

Ore 9.00 - S. Rocco

Ore 18.00 - S. Pietro 

Ore 18.30 - Castello Tutti i giorni (inv. 18.00)

Ore 20.30 - San Rocco solo il primo giovedì del mese

Confessioni: venerdì dalle ore 9.15 alle 11.15 In Castello e sabato dalle ore 16.00 alle 17.30 a San Pietro.

Bisogni Caritas

I volontari della Caritas sono in sede (dietro la caserma dei Carabinieri di Viadana, ex-villaggio) tutti i sabati dalle 14.30 alle 17.30. Attualmente c'è necessità di generi alimentari a lunga conservazione: pasta, latte, olio, zucchero, farina bianca, legumi e conserve, biscotti.