Un pubblico numeroso e, al termine dello spettacolo, soddisfatto ha assistito giovedì 23 maggio alla nuova performance del gruppo teatrale dell'Oratorio "Natistanki". I Natistanki, quaranta tra giovani e adolescenti, sono un marchio di garanzia che riscuote le attenzioni non solo dei sempre entusiasti parenti e amici, ma anche di una schiera di persone, dalle signore della Parrocchia ai giovani teatranti del circondario, che non mancano mai di seguire le esibizioni e di esprimere il proprio apprezzamento. Un marchio di garanzia fondato su una certezza "Tutto esaurito al teatro Vittoria". C'è da credere che questi Natistanki siano bravi se anche il parroco, don Floriano, si gode l'intero spettacolo (2 ore!) fino alla fine.

Tutte le famiglie della Parrocchia sono inviate a partecipare ad una biclettatta a Fossacaprara domenica 9 giugno. Con questa iniziativa si intende concludere l'anno pastorale e inaugurare le attività estive dell'oratorio. Per partecipare con la tua famiglia (è necessaria la presenza di un adulto accompagnatore per ogni bambino), è sufficiente avvisare don Piergiorgio in oratorio entro giovedì 6 giugno. Il programma della giornata prevede la partenza (11.30 circa) dalla piazza di Castello dopo la Messa delle 10.30, il pranzo al sacco all'arrico e, a seguire, nel pomeriggio, grandi giochi e merenda. Il rientro a Viadana è previsto per le 17.30. Qui sotto puoi scaricare la locandina dell'iniziativa e il modulo di iscrizione da consegnare in oratorio.

Padre Andrea Facchetti è un missionario saveriano, ordinato sacerdote lo scorso giugno, originario di Viadana. Da settembre svolge il suo servizio in Mozambico e periodicamente, in occasione delle solennità liturgiche più importanti, invia agli amici una lettera, un'occasione per affidarsi reciprocamente allo Spirito di Dio che soffia in ogni parte del mondo.
 
Dondo, 19 maggio 2013
 

Carissimi e carissime,
esiste per ciascuno un luogo dove i piedi e l’anima, che fino ad un attimo prima se ne andavano ciascuno per la sua strada, all’improvviso si bloccano e, senza accordi previi, esclamano all’unisono: «Casa!». È il luogo dove ciascuno diventa albero e fa penetrare le radici nel terreno della sua vita. Ecco, per me quel luogo è il fiume. Cresciuto sulle rive di un fiume, con la canoa che mi fa da calamita come l’occidente per il sole che tramonta, qualcuno potrebbe pensare al Po nello specifico. No: ho scoperto che il luogo dove i miei piedi e la mia anima dicono «casa!» è il fiume nel senso di qualsiasi fiume. In riva ad un fiume, sono come un uccello migratore che si fa migliaia di chilometri dalla Siberia ghiacciata all’Africa bruciata dal sole, per il quale la prossimità di un fiume - qualsiasi fiume - diventa casa. Pensavo più o meno questo davanti al grande fiume Zambesi.

 
Parte prima (dove si parla di acqua)
 
Grande fiume Zambesi.  Percorre più di duemilacinquecento chilometri, a tratti rapidissimo nelle sue cateratte, a tratti flemmatico nei suoi meandri di pianura. Nasce nello Zambia e subito si permette di dargli il nome. Entra in Angola, ritorna nello Zambia dove, più avanti, fa da confine prima con la Namibia e poi con lo Zimbabwe. Percorre e taglia in due il Mozambico, per poi sfociare nell’oceano Indiano.
 
Le canoe del grande fiume Zambesi sono lunghi tronchi scavati e chi le guida si mette a poppa e rema prima di qua e poi di là. In contemplazione davanti al fiume, la calamita entra inconsciamente in azione e mi assale un desiderio viscerale di prendere una canoa e partire. Ma i pescatori lì a riva, provvidenzialmente, mi informano che è pieno di coccodrilli. E quelli hanno ben altre calamite…
 
Cinquecento chilometri a nord-ovest di Dondo, attraverso il grande fiume Zambesi camminando sul ponte Dona Ana. Inaugurato nel 1935, con i suoi quasi quattro chilometri di estensione, è il più lungo ponte ferroviario dell’Africa Australe. Pur essendo il Mozambico all’epoca colonia portoghese, il ponte venne costruito interamente dagli inglesi che, attraverso la linea ferroviaria che dal Malawi arriva al porto di Beira, cercavano uno sbocco sull’oceano Indiano per le loro colonie. Da un lato del ponte, sulla riva sinistra dello Zambesi, ci sono i villaggi di Mutarara e Charre, dove lavorano due missionari Saveriani, p. Cesare e p. Justin. Dall’altra parte del ponte c’è Sena, dove lavorano altri due missionari Saveriani, p. Nicola e p. Polo.
 
Sena è il nome della cittadina omonima del popolo Sena e della lingua sena che tra due settimane comincerò a studiare. Sena dista circa trecento chilometri dalla foce dello Zambesi. Prima gli arabi e poi i portoghesi risalivano il fiume e arrivavano fino a qui per portare via avorio, oro e schiavi. Da queste parti si cominciò a chiamare l’uomo bianco, sia arabo che portoghese, con la parola n’zungo, termine ancora oggi utilizzatissimo. N’zungo significa letteralmente “colui che circonda”, dall’infinito kuzungulira, circondare. Arabi e portoghesi, a caccia di schiavi, si approssimavano ai centri abitati e affinché la gente non fuggisse, circondavano il villaggio. Erano n’zungo, di nome e di fatto. Nella memoria collettiva del popolo Sena e marchiata dal sangue dei propri antenati, è sedimentata l’identificazione dell’umano dalla pelle bianca con lo schiavista. Schiavitù, onta infame nella storia dell’umanità. Che non appartiene al passato, ma che si ripete ancora oggi, magari imbellettata per non essere immediatamente identificabile. La parola “schiavitù” è innominabile sulla bocca della politica perbenista e della finanza incravattata. Così assume denominazioni più politically correct, per definire, di fatto, la medesima prassi.
 
Danneggiato durante gli anni della guerra civile (1976 - 1992), il ponte Dona Ana ha ripreso ad essere operativo due anni fa per fare scorrere sulle sue rotaie il carbone che viene dalle miniere di Moatize, diretto principalmente in Cina e in India. Sul ponte Dona Ana l’anno scorso sono transitate più di tre milioni di tonnellate di carbone. Il traffico è controllato dalla Vale (brasiliana) e dalla Rio Tinto (britannico – australiana). Le due imprese concorrenti hanno annunciato che nel 2013 prevedono di estrarre sette milioni e mezzo di tonnellate di carbone: più del doppio dell’anno passato. A lato della linea ferroviaria, c’è una passerella per chi il ponte lo attraversa da libero essere umano e non da pezzo di carbone. Ma se per il carbone c’è il treno, noi umani il ponte lo si attraversa a piedi o tutt’al più in bicicletta, facendo attenzione a non cadere nei pericolosi vuoti che si incontrano tra una trave e l’altra, perché lì in basso ci sono la corrente vorticosa del fiume assieme ai coccodrilli. Due strade che percorrono il medesimo tragitto: una ben attrezzata e tecnicamente alla portata di un commercio globalizzato, destinata allo spostamento delle risorse naturali sfruttate dal capitale straniero. L’altra, viottolo trascurato e miserabile, per l’umano che da sempre lì abita e che ogni giorno vive la beffa di vedersi espropriato delle proprie risorse. Due strade: l’una parallela all’altra. L’una estranea all’altra. Come ricchezza e giustizia. Parallele ed estranee l’una all’altra.
 
Parte seconda (dove si parla di terra)
 
Fino ad ora si è parlato di acqua. Per non farle un torto, ora parlerò di terra. Una mattina di novembre, mentre mi lavo i denti, ascolto alla radio nazionale di un grande progetto agroindustriale da parte di una impresa cinese nel distretto di Dondo. Chiedo in giro: nessuno sa niente. Vado ad informarmi anche al Municipio e al Distretto (quello che in Italia si chiama Provincia): anche lì, nessuno ne è a conoscenza. «Colpa del dentifricio o del mio povero portoghese, avrò capito male», mi dico. Una mattina di dicembre, la notizia viene ripetuta. «Insomma, sarò mica fesso!», mi dico. Cominciamo a parlarne con la gente delle nostre comunità, con la speranza che qualcuno riesca a reperire qualche informazione in più. Ma niente da fare. E al Municipio e al Distretto continuano tutti con la bocca cucita: a fine novembre 2013 ci saranno le elezioni autarchiche – equivalenti alle amministrative – e immaginarsi se dicono qualcosa. Tutto fermo fino ad aprile, quando un amico di Beira, mi dice che sul “Diario de Moçambique”, c’è la notizia a pagina due, con l’intervista all’imprenditore cinese che sta negoziando con il Municipio e il Distretto di Dondo l’acquisto di 3000 ettari di terra in Mandruze. «Vigliacchi!», dico stavolta.
 
Mandruze è un vastissimo spazio di terra fertile, benedetto dall’acqua, dal sole e dal lavoro di migliaia di mani operose. In Mandruze, ogni famiglia di Dondo ha la sua machamba, vale a dire la sua terra coltivata, principalmente a riso. Mandruze, a Dondo è sinonimo di cibo e quindi di vita. Togliere Mandruze significa mettere alla fame la maggior parte delle famiglie di Dondo che sopravvivono grazie a quel loro fazzoletto di terra. Cominciamo ad organizzarci. Prima di tutto, la notizia va diffusa. Subito in aprile, con p. Fabio, convochiamo un incontro con i responsabili delle dodici comunità della parrocchia che, in questo modo vengono informati e assumono l’impegno di diffondere il più possibile la comunicazione. Anche l’Eucaristia della domenica è l’occasione per fare girare la notizia. A metà omelia, spiegando che 3000 ettari è un rettangolo di 5 km per 6 km, chiedo quanti sono a conoscenza di ciò che rischia di succedere in Mandruze. Otto alziamo la mano. A fine messa, siamo almeno seicento: con il sorriso di sempre, ma stavolta un po’ più arrabbiati. Passo poi l’articolo a un ragazzo della parrocchia che lavora alla radio, il quale, dopo un po’ di titubanza, si convince a leggere la notizia. Arriva maggio e organizziamo tre giorni di formazione con la Commissione diocesana di Giustizia e Pace. Giorni belli, ma anche difficili. Difficoltà a fare percepire la gravità del problema. Ma, soprattutto, difficoltà a fare comprendere che il processo può essere bloccato se si è uniti. Ci si trova a combattere, prima di tutto, con i propri mostri: impotenza, rassegnazione, fatalismo. Di fronte ad uno stato di cose dove il debole, da sempre, è destinato a soccombere, perché l’esito dovrebbe essere differente proprio stavolta? A secoli di oppressione con la testa tenuta china dalla prepotenza coloniale, si aggiunga una società dove è tabù mettere in discussione il principio di autorità: è fatica, allora, prendere coscienza dei propri diritti e della propria forza. Forza di poveri e forza di popolo. Però la settimana scorsa accade l’imprevedibile: sindaco e governatore del Distretto vengono contestati durante un comizio proprio a causa di Mandruze. Mai successo. Promettono che la terra non sarà venduta. Ma c’è da fidarsi di un politico in campagna elettorale? Ci impegniamo a tenere occhi, bocca e orecchi aperti.
 
Conclusione (davanti al tramonto di un inverno tropicale)
 
Nell’assenza della prossimità di un fiume, ogni tanto, sotto sera, prendo la bicicletta e vado a contemplare il tramonto del sole in Mandruze. Spazio vasto che si perde all’orizzonte tra le infinite gradazioni che dal giallo del riso pronto alla mietitura sfumano al cerchio rosso di un sole da inverno tropicale. A gruppi sparuti, la gente torna dalla campagna, con il sorriso sulla bocca e con il sacco di riso appena raccolto sopra la testa. Mi chiedo: «Cosa potrà esserne di Mandruze tra qualche anno? Fino a quando si saprà resistere agli interessi e ai giochi di potere dei pochi fatti a danno della vita dei molti?». E prego il Dio della vita perché continui a benedire i sentieri di chi cerca giustizia.

Um abraço! Tiripapodzi!

Andrea
 
P.S. Vi allego tre foto.
1: i due cammini paralleli del ponte dona ana: il carbone e noi umani
2: passerella sul fiume zambesi
3: tramonto sul grande fiume zambesi
 

Nella solennità di Pentecoste, alla Messa in Castello delle 10.30, si è pregato per i defunti Cesare Baroni ed Elsa Capelli. In concomitanza della celebrazione eucaristica, l'Amministrazione comunale ha intitolato due vie a queste persone per perpetuare il ricordo del loro contributo alla vita della comunità viadanese. In particolare l'on. Baroni ha vissuto l'impegno politico, fino ai vertici istituzionali, con un profondo rispetto del legame sociale e uno spirito genuinamente cristiano.

Questo è quanto don Floriano non ha mancato di ricordare nell'omelia che potete riascoltare e scaricare qui sotto.

La festa della Pentecoste è stata più intensa per la presentazione alla comunità cristiana di 8 ragazzi che domenica 26 maggio riceveranno la Cresima e la Prima Comunione al termine dell'itinerario dell'iniziazione cristiana.

 

  

Per prepararci alla Pentecoste ed all'incontro quotidiano e di sempre con lo Spirito Santo, proponiamo questa intervista al mosaicista Marko Ivan Rupnik. Questo religioso gesuita, discepoli della spiritualità orientale, offre qualche suggestione sul tema della creazione artistica e contemporaneamente illustra l'opera dello Spirito di Dio: lo Spirito genera comunione, lo Spirito crea, lo Spirito illumina, lo Spirito prega, lo Spirito purifica, lo Spirito libera. Ogni cristiano, illuminato dallo Spirito, contempla la bellezza del mondo

L'anno scolastico sta terminando, è quindi tempo di grest. Anche quest'estate per tre settimane i ragazzi di elementari e medie possono scegliere di passare in oratorio l'inizio dell'estate. Si comincia lunedì 10 e si conclude domenica 30 giugno.

Proseguendo nello sviluppo del tema affrontato l’anno scorso, quello della comunicazione, quest’estate i ragazzi saranno invitati a riflettere sul più importante e meraviglioso strumento per entrare in relazione con gli altri, il “corpo”.

Tutti i bambini (da quelli che hanno frequentato l’ultimo anno della scuola dell’infanzia fino ai ragazzi di terza media) possono essere iscritti al Grest presso l’oratorio di Castello. La quota settimanale di partecipazione è di 15 € (per due fratelli € 25): comprende  l’ingresso alle piscine comunali, la maglietta e il materiale per le attività. Sono escluse dalla quota le gite con il pullman. L’inizio e il termine delle attività è sempre all’oratorio di Castello. 

Orario: al mattino dalle 9.00 alle 12.00.

L’accesso all’oratorio è possibile dalle 8.00.

Al pomeriggio dalle 14.30 alle 17.00 (17.30 quando si torna dalla piscina). L’oratorio è aperto dalle 14.00.

Domenica: il ritrovo è alle 9.30 in oratorio, si partecipa insieme alla Messa delle 10.30 in Castello, conclusa la celebrazione si ritorna in oratorio fino alle 12.00.

Il sabato il grest è sospeso.

Sono in programma due gite, venerdì 14 giugno e martedì 25, una al parco acquatico di Ostiano ed una a Movieland e Caneva. Per i bambini fino alla terza elementare è necessario un accompagnatore adulto).

Qui sotto è possibile scaricare il volantino per l'iscrizione.

Giovedì 23 maggio al teatro Vittoria di Viadana il gruppo teatrale dell'oratorio, Natistanki, va in scena con la commedia "Non ci posso credere". Oltre al divertimento, non mancherà sicuramente un pubblico numeroso, ansioso di ammirare le grandi performance degli attori. Scarica la locandina qui sotto.

Scegli di sostenere la Parrocchia di Castello attraverso la destinazione del 5 per 1000 nella casella dedicata della dichiarazione dei redditi. Basta scrivere il Codice fiscale della Parrocchia: 92001100202.

Domenica 5 maggio, alle 10.30, nella chiesa di S. Maria Assunta in Castello, don Floriano ha presieduto una Eucaristia di suffragio per Mons. Girolamo Aguzzi. Il consueto ricordo annuale di don Girolamo da parte della comunità cristiana è stato arricchito da un gesto molto significativo voluto dall'Amministrazione comunale, la dedicazione a Mons. Aguzzi di una via nella frazione di Cicognara. Al termine della Messa infatti il sindaco Giorgio Penazzi e il suo vice, Dario Anzola, nella piazzetta di fronte al Teatro Vittoria, hanno scoperto la segnaletica che verrà poi trasferita nel luogo prescelto.

Mons. Aguzzi nacque a Gazzuolo nel 1914 e fu ordinato sacerdote nel 1938. Fu vicario a S. Martino dall'Argine, poi insegnante e prefetto di teologia in Seminario. Nel 1943 la nomina a vicario a S. Agata, quindi nel 1949 la promozione a parroco di S. Sigismondo in città. Nel 1958 il trasferimento a Viadana come arciprete di S. Maria Assunta e S. Cristoforo in Castello e dal 1968 preposto parroco delle comunità dei Santi Martino e Nicola e di S. Maria Annunciata. Fu anche canonico onorario del Perinsigne Capitolo della Cattedrale. Nel 1991 la rinuncia all'amata comunità viadanese e il ritiro a Cremona presso la Casa dell'Accoglienza. Il 5 giugno 2004 la morte lo colse mentre si trovava ospite della Domus Pasotelli di Bozzolo. È sepolto nel cimitero di Viadana nella cappella dei sacerdoti. A mons. Aguzzi si deve la costruzione dell'oratorio Castello e l'unificazione delle tre parrocchie del centro cittadino, per volere dell'allora vescovo Danio Bolognini.

La Messa è stata animata nel canto dal coro civico Marino Boni.

Qui sotto è possibile riascoltare o scaricare l'omelia di don Floriano, che ha proposto alcune riflessioni sulla singolare testimonianza di don Aguzzi e sul ruolo del presbitero in una parrocchia, e scorgere alcune immagini della Messa.

 

 

 

 

 

 

 

Correva l’anno 1963: il gruppo Scout “Agesci - Viadana 1” compie mezzo secolo di storia. Si tratta di una ricorrenza significativa per l’intera città: da 50 anni, infatti, gli Scout offrono un servizio educativo indirizzato a bambini e giovani. Da sempre il punto di riferimento è la parrocchia di Castello.  

Oggi il gruppo costituisce la realtà associativa più grande dell’oratorio di via Gonzaga, con circa 120 iscritti tra capi, bambini e ragazzi. E lunghe sono le liste d’attesa per entrare. Molti arrivano anche dalle frazioni e dalla zona di Casalmaggiore. Le celebrazioni inizieranno domenica: alle 16, al Pianomobile del Muvi, verrà inaugurata la mostra fotografica “Piccoli passi di una grande storia”. L’esposizione potrà essere visitata sino all’1 giugno nei pomeriggi di venerdì, sabato e domenica.

Il secondo, e forse più atteso, appuntamento è fissato proprio per sabato 1 giugno, quando gli Scout allestiranno numerosi stand, tra l’oratorio e le vie del centro, per far conoscere la propria storia, le attività svolte e il metodo educativo. Non mancheranno la celebrazione della messa e la cena in oratorio. All'evento sono già state invitate oltre 700 persone, tra attuali ed ex scout; sono attesi inoltre tutti i preti che hanno collaborato in questi decenni col gruppo.

Altri eventi formativi sono previsti per l’autunno, e sono ancora in fase di elaborazione. Ma un appuntamento in particolare è già in agenda: l’inaugurazione a settembre, in concomitanza con la festa dell’oratorio, della nuova sede Scout, fortemente voluta dal parroco monsignor Floriano Danini come spazio idoneo per le attività educative a favore delle giovani generazioni. I lavori di realizzazione sono a buon punto.

 

                                                                                                    Riccardo Negri

Riportiamo l'omelia di don Floriano alla Messa nella festa liturgica di San Giuseppe lavoratore. In questo periodo non può mancare da parte della comunità cristiana la volontà di interrogarsi sui temi del lavoro e sugli stili di vita dell'uomo occidentale.

 

Scorrendo le immagini collocate in questo articolo si possono ripercorrere i passi che i pellegrini viadanesi, accompagnati da don Floriano, hanno compiuto in Terra Santa nella settimana dall'undici al diciotto aprile. Senza fatica si potranno riconoscere luoghi e itinerari conosciuti, teatri degli eventi fondatori della nostra fede, Cafarnao, Nazareth, il Monte delle Beatitudini, Gerusalemme, accanto alle immagini di testimonianze artistico-culturali e di paesaggi naturali di sicura attrattiva. Grazie infinite al fotografo ufficiale del viaggio che, con il suo lavoro, permette a tutti di condividere la sua esperienza.

 

Prima galleria

Seconda galleria

Terza galleria

Quarta galleria

Alle 10.00, nella Chiesa di Castello, è stata celebrata l'Eucarestia nell'anniversario della Liberazione alla presenza delle autorità civili e militari e dei rappresentanti delle associazioni di reduci e combattenti di Viadana. Cliccando qui sotto si può riascoltare o scaricare l'omelia di don Floriano ed osservare alcune immagini della S. Messa.

 

 

 

 

 

La Cresima è il sacramento che ti fa crescere sulla misura di Cristo

 

  • L'uomo è l'animale che impiega più tempo per diventare adulto; ha bisogno dell'aiuto della famiglia, della scuola, della chiesa.

 

  • Tu non diventi adulto se non scegli di diventarlo. Le piante, ad esempio, crescono senza che l'abbiano deciso. Diventare adulto è bello e faticoso. E' bello perché ti senti più felice; è faticoso perché, dopo il peccato, i valori della vita (essere giusti, essere buoni, essere non violenti, ecc.) si raggiungono attraverso l'impegno di respingere il male.

 

  • Già quando nasciamo noi siamo modellati sulla figura di Cristo, il solo uomo perfetto. Tu sei un disegno di Dio. Gesù pregava, Gesù amava, Gesù ascoltava la parola del Padre, Gesù lavorava per la pace, Gesù risorge e ci fa passare da questo mondo alla vita eterna. Nel Battesimo e nella cresima riceviamo la forza di Dio per realizzare nella nostra vita il disegno di Dio.

 

  • Mai come nella tua età si vede con più evidenza che diventi adulto:

 

  • ˆ      cresce il tuo corpo
  • ˆ      hai voglia di diventare libero
  • ˆ      subisci il fascino della bellezza
  • ˆ      nascono simpatie e affetti
  • ˆ      nascono nuove amicizie
  • ˆ      hai una fede con più domande e più dubbi. Non puoi più pregare come i bambini, credere come i bambini, vivere la fede come i bambini.

 

  • I cristiani non crescono senza i doni di Dio, cioè senza Cristo. Non basta essere belli, educati, importanti, avere bei voti. Ci vuole Cristo per superare la sofferenza, fare il bene, superare la morte,'per essere salvati.

 

  • I doni dello Spirito Santo arricchiscono la tua personalità; ti aiutano a diventare "testimone" e a perdere la vergogna di schierarti con Gesù.

 

  • Tre sono i momenti che costruiscono la vita dei cristiani:

 

  • ˆ      la Domenica, giorno del Signore
  • ˆ      l'Eucarestia
  • ˆ      la preghiera.

Domenica 21 aprile abbiamo celebrato la Giornata di preghiera per le vocazioni. Nessun credente rimane indifferente di fronte al calo numerico dei preti nelle parrocchie e all'inesorabile aumento della loro età media. A Viadana ci sono ancora quattro preti a servizio nelle due Parrocchie, ma i numeri del seminario lasciano presagire che nei prossimi anni si dovrà affrontare un ulteriore ridimensionamento del clero nella città. Sono forse i cristiani di oggi peggiori di quelli di ieri? La secolarizzazione è arrivata alle sentenze? Il ministero ordinato così come è previsto nella Chiesa cattolica deve essere riformato nelle modalità formali e nello spirito? Lasciamo spazio alla riflessione con tre contributi, la predica della Messa crismale di Papa Francesco rivolta al clero della Diocesi di Roma, una breve riflessione sempre del Papa sul ministero apostolico nella Chiesa e una provocazione a partire dalle vicende passate di un monastero francese.

 

1. Nell'omelia della Messa crismale, quella resa celebre dall'invito al clero di avere su di sè l'odore delle pecore, Papa Francesco tratteggia la figura del prete a servizio della Chiesa contemporanea suggerendo molte considerazioni affascinanti.

 

 

2. In un'omelia del 22 aprile commentando il Vangelo di Giovanni che riportiamo sotto, ha denunciato un pericolo che segna la vita dei preti e della Chiesa.

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 10,1-10).
In quel tempo, disse Gesù: «In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un'altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è il pastore delle pecore. Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei».

 

 

3. Nel secondo volume della "Storia della Chiesa" l'illustre studioso Giacomo Martina nelle sue godibilissime riflessioni sul rinnovamento della vita religiosa nel 1600 accenna alle vicende dell'Abate Rancè:

(il rinnovamento dell'ordine monastico Cistercense) "ebbe un autentico sviluppo solo con l'ingresso nella Trappa di Armand de Rancè (†1700), e la sua nomina ad abate de la Trappe (Normandia). Si impose così il nuovo tenor di vita: orazione liturgica protratta, silenzio perpetuo, vitto più frugale e povero, con astinenza assoluta delle carni, lavoro manuale prolungato, prevalenza fortemente accentuata della penitenza, che resta per Rancè un valore superiore stessa preghiera, diffidenza per lo studio. L'austerità del Rancè, che, in contrasto con le tendenze del seicento, rinnovava il rigore e non di rado le eccentricità degli anacoreti egiziani, anche se unita ad un carattere focoso che lo spinse a dure polemiche, attirò molte vocazioni, secondo un fenomeno psicologico ben noto agli storici e che andrebbe meditato a lungo, soprattutto ai nostri giorni: il monastero, che nel 1664 aveva 10 monaci soltanto, tutt'altro che fervorosi, nel 1700, alla morte dell'abate, ne raccoglieva 300! naturalmente non mancarono le polemiche fra i vari rami derivati dallo stesso ceppo benedettino: Rancè negò la compatibilità della vita monastica con lo studio scientifico..." (Giacomo Martina, Storia della Chiesa 2, Morcelliana 2009, pag. 64).

Non è che per caso nell'epoca della gratificazione e della realizzazione di sè, bisognerà tornare a suggerire ai nostri giovani che la soddisfazione più promettente non la si trova coccolando le "infinite" possibilità della vita (sono proprio infinite?), ma superandosi e decidendo?

N.B.: Siamo sicuri che discorsi simili non valgano anche per chi vorrebbe o dovrebbe sposarsi?!?

Domenica 5 maggio tutti i bambini sono invitati a partecipare ad una festa in oratorio Castello. Ci saranno grandi giochi e alla fine merenda per tutti. Il ritrovo è per le 15.30 (contrariamente a quanto riportato sulla locandina). Cerca di essere puntuale per non perderti neanche un secondo di divertimento. Diffondi la notizia.

Qui sotto puoi scaricare la locandina.

Nelle liturgie domenicali stiamo facendo i conti con i brani evangelici che Narrano le apparizioni del Risorto. Ai consueti racconti di Giovanni quest'anno è stato affiancato, nella Veglia pasquale, il resoconto di Luca. L'evento che da essi promana è il fondamento della nostra fede. Come vanno interpretati? Come ricostruire l'esperienza dei dodici e delle donne? Cosa sappiamo o potremmo sapere del fatto più sconvolgente nella storia dell'umanità? Per istruire al meglio queste risposte o iniziare un percorso chiarificatore può essere utile confrontarsi con i contributi di due sacerdoti della Diocesi di Cremona che di recente hanno affrontato, in contesti diversi, il tema della Risurrezione, don Romeo Cavedo e don Maurizio Compiani, già vicario a Viadana Castello. I contributi, che potete scaricare qui sotto, sono stati proposti in circostanze diverse, quindi sarà opportuno per chi volesse accostarli consultare il sito della Diocesi di Cremona da cui sono tratti, nondimeno rappresentano due occasioni, molto al di sopra dei classici luoghi comuni della predicazione omiletica, per guardare all'epilogo della vita di Gesù. Don Cavedo, al termine di una serie di conferenze dal titolo "La fatica di credere", proposte al centro pastorale diocesano di Cremona nell'anno della fede, cerca di decifrare i contorni del fatto della Risurrezione a partire dai resoconti neotestamentari, mentre don Compiani, nel corso di letture bibliche proposte in Terra Santa durante il pellegrinaggio diocesano con il Vescovo, si accosta a Marco 16,1-9, la "finale autentica" del vangelo, tratteggiando l'esperienza delle donne di fronte al sepolcro vuoto. Due lezioni da non perdere.

Prima parte della relazione di don Romeo Cavedo

Seconda parte della relazione di don Romeo Cavedo

Prima parte della relazione di don Maurizio Compiani

Seconda parte della relazione di don Maurizio Compiani

In una puntata della popolare trasmissione "Le Iene" di "Italia 1" è passato un servizio che sosteneva la mancata denuncia da parte dei Vescovi della Diocesi di Savona dell'operato di un prete reo di pedofilia, don Nello Giraudo. Tra gli ecclesiastici accusati compare anche l'attuale Vescovo di Cremona, Dante Lafranconi. Ora non si vuole trattare del crimine della pedofilia e dell'odioso comportamento di alcuni appartenenti al clero cattolico. Ci si limita per completezza di informazione a riportare un reportage dello studioso Massimo Introvigne sulla triste vicenda di Savona, comparso sul "giornale" online "La nuova Bussola".

 

Iene e sciacalli, i professionisti dell'anti-pedofilia

di Massimo Introvigne17-03-2013
 
Qualche giorno fa su queste colonne ho proposto qualche verità non politicamente corretta sulll'associazione americana SNAP (Survivors Network of Those Abused by Priests, «Rete di Sopravvissuti Abusati da Preti»), un gruppo di «professionisti dell'anti-pedofilia» che prendono spunto dalla tragedia dei preti pedofili per attaccare sistematicamente la Chiesa Cattolica e la sua gerarchia, prendendo di mira soprattutto i cardinali statunitensi. L'articolo ha avuto notevole eco, non solo in Italia, dopo che lo SNAP aveva avuto il suo quarto d'ora di notorietà internazionale diffondendo un elenco di dodici cardinali insieme papabili e, secondo l'organizzazione, «amici dei pedofili». 


Ho usato l'espressione «professionisti dell'anti-pedofilia» nel senso in cui lo scrittore siciliano Leonardo Sciascia (1921-1989) parlava di «professionisti dell'antimafia». Sciascia, naturalmente, non sosteneva che la mafia non esistesse o non fosse pericolosa. Ma denunciava i «professionisti» che speculavano sulla mafia per ragioni politiche o per farsi pubblicità. Esattamente nello stesso modo, io non sostengo affatto che i preti pedofili non esistano o che non siano pericolosi. Ma penso che i «professionisti dell'anti-pedofilia» speculino su una tragedia reale per ragioni ideologiche e per colpire la Chiesa in genere.

Nei giorni scorsi la trasmissione televisiva «Le Iene» e i giornali del gruppo «Repubblica-L'Espresso» hanno dato ampio spazio, in prossimità del Conclave, alla Rete L'Abuso un piccolo gruppo di «professionisti dell'anti-pedofilia» italiani che vorrebbero rinverdire in Italia i discutibili fasti di SNAP, presentando in particolare una successione di vescovi della Diocesi di Savona - tra cui uno che ora è cardinale, monsignor Domenico Calcagno - come complici dei pedofili. Abbiamo visto inchieste con titoli urlati sul «diavolo a Savona» e richieste al cardinale Calcagno di non partecipare al Conclave. Vale dunque la pena di accendere qualche riflettore anche sulla Rete L'Abuso e sul suo leader, Francesco Zanardi, che ho avuto l'occasione di conoscere personalmente in occasione di trasmissioni televisive.

Come i fondatori dello SNAP, Zanardi è stato vittima di abusi - quando aveva tredici anni - da parte di un sacerdote. Si tratta senza dubbio di una tragedia, per cui Zanardi merita solidarietà. Tuttavia, proprio come nel caso dei dirigenti dello SNAP, l'avere subito abusi da piccolo non dà diritto a dire e scrivere qualunque cosa, a generalizzare, ad attaccare la Chiesa in genere o tutti i preti di un'intera diocesi. 

Che cosa è successo veramente a Savona? Le inchieste - giudiziarie e non solo giornalistiche - mostrano come vi sia stata per anni nella diocesi una piccola subcultura di sacerdoti omosessuali, alcuni dei quali - non tutti - si sono resi responsabili di abusi su minori. I lettori de La Nuova Bussola Quotidiana sanno quanti danni abbia fatto l'omosessualismo - che è una lobby e un'ideologia, da non confondere con la tendenza all'omosessualità, la quale è invece un fatto - tra i sacerdoti cattolici. Sanno anche che i vescovi non sono sempre stati rapidi a intervenire contro queste subculture. È possibile che anche nelle reazioni della diocesi di Savona ci siano stati ritardi, anche se non vanno prese per oro colato le affermazioni di magistrati tratte da atti giudiziari che trasudano consueti pregiudizi contro la Chiesa.

Sia pure con ritardi, i vescovi di Savona si sono mossi contro i sacerdoti effettivamente responsabili di abusi. Due, tra cui quello coinvolto a suo tempo nel caso di Zanardi, sono stati ridotti allo stato laicale, così come un diacono, responsabile però non di abusi sessuali ma di malversazioni economiche. Si tratta di due sacerdoti a cui carico le inchieste giudiziarie avevano trovato elementi piuttosto gravi. Altri casi rimangono dubbi. Si fa un gran parlare di un sacerdote pakistano accolto nella diocesi di Savona, Dominic Youssuf, deceduto - ma Repubblica mette in dubbio perfino la sua morte, peraltro attestata da regolare certificato - nel  2009. Secondo Zanardi, sarebbe un latitante in fuga dalla giustizia britannica dopo un arresto per abusi nel 1996. La diocesi, però, riferisce - dopo gli attacchi della stampa - di avere interessato della questione la polizia, mettendo a sua disposizione don Dominic - più tardi comunque allontanato dal ministero pastorale e affidato a un'abbazia benedettina -, e di avere acquisito dal questore di Savona «la certezza che nei riguardi del sacerdote pachistano non esisteva nessun mandato internazionale di cattura». 

C'è poi il caso di don Carlo Rebagliati, deceduto all'inizio del 2013 mentre era indagato per favoreggiamento della prostituzione, e sollevato dai suoi incarichi pastorali nel 2011. Senonché don Rebagliati per Zanardi e la Rete L'Abuso è un «uomo perbene», quasi un eroe che ha confessato pubblicamente la sua omosessualità, ha attaccato la Chiesa e ha sostenuto le iniziative dello stesso Zanardi. È morto di malattia, ma nel clima avvelenato che è stato costruito ad arte a Savona si è perfino insinuato che sia stato ucciso. 

C'è dunque il diavolo a Savona? Il clero è tutto marcio? Niente affatto. Come altrove, un ridottissimo numero di preti ha tradito il proprio ministero, e alcuni - che si contano sulle dita di una sola mano - hanno commesso veri e propri crimini. Intendiamoci: anche uno solo di questi preti sarebbe uno di troppo. Ma il gioco dei «professionisti dell'anti-pedofilia» e delle varie Iene consiste nel generalizzare questi casi presentando un intero clero diocesano come corrotto, e i vescovi - o addirittura Benedetto XVI, il quale da Savona ricevette quando era prefetto della Congregazione della Fede una semplice informativa su casi comunque di competenza diocesana - come protettori dei corrotti.

Perché Zanardi si comporta in questo modo? Il quotidiano genovese «Il Secolo XIX» ha attribuito il tutto alla sua «personalità istrionica». Ma c'è anche dell'altro. Zanardi racconta volentieri di essere stato «licenziato» dalla Curia di Savona, per cui lavorava. In realtà non era un lavoratore dipendente ma un consulente (informatico), il cui contratto non è stato rinnovato, scatenandone le ire. La Curia aveva dato una mano a Zanardi, ma la generosità nei suoi confronti di rado è ben ripagata. Ne sa qualcosa il cardinale Bagnasco, che aveva ricevuto Zanardi e che si è ritrovato denunciato anche lui dall'infaticabile professionista dell'anti-pedofilia.

E Zanardi non è solo questo. Nel settembre 2009 ha contribuito a fondare il Movimento Nazionale Gay Italiani, di cui è portavoce. Si considera «sposato» con il suo compagno e continua a promuovere iniziative legali per il riconoscimento di questo «matrimonio». Forse non è difficile immaginare perché la Curia di Savona preferisca non avvalersi della sua consulenza. E le iniziative di Zanardi non finiscono qui. Fa parte della segreteria nazionale di Democrazia Atea, un partito per cui si è candidato alle elezioni politiche nel 2013. 

Democrazia Atea, un partito che si occupa quasi esclusivamente di lotta alla gerarchia cattolica e che propone l'eliminazione della possibilità dell'obiezione di coscienza per i medici che non intendono praticare aborti, ha il singolare primato di essere il meno votato in assoluto tra i partiti e partitini che si sono presentati alle elezioni, avendo lucrato solo 556 voti nelle tre circoscrizioni in cui si è presentato. Oltre all'ateissima astrofisica Margherita Hack e a Zanardi, capolista in Liguria - dove aveva cercato di presentarsi anche come candidato sindaco di Genova alle amministrative del 2012, quando però il partito non era riuscito a raccogliere le firme -, Democrazia Atea candidava alla Camera nella Circoscrizione Lazio 2 il leader dei Bambini di Satana, Marco Dimitri. 

I Bambini di Satana offrono una gamma completa di servizi ai loro adepti, distinti in quattordici diverse categorie di rituali. Tra questi ci sono matrimoni eterosessuali e omosessuali, e anche a tre (qualunque sia il sesso) e incestuosi («qualsiasi grado di parentela e sesso»). Per i cattolici e gli aderenti ad altre religioni c’è una «cerimonia di annullamento di riti battesimali di qualsiasi culto», del resto - in varie versioni - molto apprezzata in Democrazia Atea. Anni fa Dimitri scriveva che si candidava a essere «la guida di tutti i demoni della terra». Ha dovuto accontentarsi di una candidatura fallita nel mini-partito che ha Zanardi nella sua segreteria nazionale.

Francesco Zanardi non è un semplice attivista contro la pedofilia clericale che trae le sue motivazioni da una brutta esperienza personale. Chi legge «Repubblica» o guarda «Le Iene» spesso è di bocca buona quando si tratta di attacchi alla Chiesa. Ma potrà meglio valutare la credibilità di Zanardi riflettendo sul fatto che il personaggio ha un'agenda a suo modo completa, dall'attivismo omosessuale a quello ateo, quest'ultimo perseguito in compagnia di mangiapreti assortiti e perfino satanisti. I giornalisti che danno spazio a Zanardi dovrebbero forse comunicare ai loro lettori qual è la compagnia con cui si ritrovano a viaggiare.

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