In vista del prossimo arrivo del nuovo parroco, don Antonio Censori, il Vescovo ha scritto una lettera a don Floriano e don Virginio che lasciano la guida delle due parrocchie di Viadana.

"Carissimi don Floriano e don Virginio, mi unisco anch'io ai sentimenti di ricono­scenza che le parrocchie di Viadana vi esprimono nel momento in cui ve ne ac­comiatate.

Sono consapevole che il distacco non sarà senza sofferenza né per voi né per i viadanesi. Gli anni che avete vissuto insieme condividendo, nella fede, gioie e preoccupazioni, problemi e impegni, hanno creato quel tessuto di rapporti che coinvolge profondamente l'esistenza delle singole persone, delle famiglie, dei gruppi, di tutta la Comunità. La vita cristiana ed ecclesiale, attraverso i suoi mo­menti eccezionali, come lungo il corso di quelli più comuni e quotidiani, crea tra parroco e fedeli un vincolo singolare ed unico, fatto di conoscenza, di compren­sione, di affetto. Le stesse difficoltà contribuiscono a rinsaldarlo e rinnovarlo.

Per questo, il momento che state vivendo chiede di essere motivato e illumi­nato dalla fede. E' la fede che darà contenuto alla riconoscenza che tutta la Comu­nità viadanese vi esprime per il bene che avete fatto: da quello che si vede e non può essere dimenticato, a quello nascosto che solo il Signore conosce.

In questa ricorrenza la Comunità si sentirà ancora più unita nella fedeltà a Cristo ed alla vocazione di vivere il Vangelo e di testimoniarlo. Sentirà che la vostra opera continua proprio nel momento in cui sembra concludersi.

La gratitudine per voi diventerà così segno di fiducia nella Chiesa in cui Dio vi ha scelti come strumenti della sua grazia. C'è qualcosa più grande di noi che ci fa pa­dri, fratelli, amici di tutti, per un dono che nessuno sa trovare altrove.

C'è Qualcuno più grande di noi che, vivendo in noi, ci fa essere per gli altri.

Sono questi i sentimenti e le certezze che aiutano una Comunità a vivere il mo­mento in cui un parroco se ne va, e si attende chi è inviato a continuare l'opera.

Cari don Floriano e don Virginio, i parrocchiani di Viadana non vi dimentiche­ranno. Ma oltre il ricordo resterà in loro sempre e più viva, più unanime, più ope­rosa quella fede alla quale li avete animati. Sarà questa, per loro e per voi, la più bella consolazione. Lo chiedo al Signore per intercessione di san Nicola da To­lentino benedicendo voi e tutta la città di Viadana."

 

                                                                         + Dante, vescovo

Una bella giornata, ottimi i relatori, efficiente l'organizzazione della commissione famiglia diretta da don Davide Barili, molto gradita anche la cena offerta dalle donne dell'oratorio di Castello, tutto ciò ha permesso ai partecipanti al convegno zonale delle famiglie di domenica 28 settembre a Viadana di trascorrere serenamente questo importante appuntamento. Qui di seguito è possibile riascoltare la relazione di Mons. Bruno Fasani, giornalista di Verona, dei giovani sposi Sara e Jerry Vergadini e l'omelia di don Floriano alla Messa delle 18.30.

Mons. Bruno Fasani, "Il disegno di Dio sulla famiglia":

Prima parte

Seconda parte

Sara e Jerry Vergadini, "Condividere con Cristo i nostri sentimenti, le nostre ferite, il nostro cammino":

L'omelia di don Floriano alla Messa delle 18.30:

Le foto della giornata:

Si svolgerà all'oratorio di Pomponesco a partire da lunedì 29 settembre il corso di preparazione al matrimonio aperto a tutte le coppie di fidanzati della zona. Le iscrizioni si effettuano presso il proprio parroco. Qui sotto trovate il modulo di iscrizione e il programma delle 10 serate.

Si svolgerà domenica 28 settembre, dalle 15.00 alle 20, presso l'oratorio Castello di Viadana, il convegno zonale delle famiglie secondo questo programma:

-          Ore 15.30, mons. Bruno Fasani, teologo e giornalista, proporrà una relazione sul tema “Il disegno di Dio sulla famiglia”.

-          Ore 17.00, Sara e Jerry Vergadini proporranno una relazione dal titolo: “Condividere con Cristo i nostri sentimenti, le nostre ferite, il nostro cammino”.

-          Ore 18.30, Messa in Castello e rinnovo delle promesse di matrimonio.

-          Ore 20.00: cena in oratorio.

Ci si iscrive presso il proprio parroco.

I bambini saranno custoditi durante gli incontri con altre iniziative.

Il volantino informativo dell'evento:

 

Mercoledì 10 settembre nella Chiesa di San Martino, come è tradizione, si sono ritrovati i fedeli viadanesi a onorare la memoria liturgica del patrono cittadino, San Nicola da Tolentino. A celebrare la solenne eucarestia è stato il parroco di Castello, don Floriano, ormai prossimo a lasciare il testimone a don Antonoi Censori. Il comune di Viadana ha offerto un cero da esporre di fronte alla statua di san Nicola. Al termine della liturgia sono stati distribuiti tra i fedeli i piccoli pani di San Nicola. Cliccando qui sotto è possibile riascoltare e scaricare l'omelia di don Floriano, un invito pressante ai Viadanesi a ritrovare le radici spirituali e culturali della società civile.

L'omelia di don Floriano:

 

Nelle Messe di domenica 7 settembre è stato dato l'annuncio dell'arrivo a Viadana di un nuovo sacerdote, don Luigi Parmigiani nel ruolo di collaboratore parrocchiale. Oltre ai ringraziamenti al Vescovo per questo grande regalo, la comunità viadanese esprime a don Luigi, nipote di mons. Francesco Parmigiani già parroco di Castello, l'augurio che il suo servizio pastorale a Viadana possa essere sereno e ricco di grazia.

Don Luigi Parmigiani è nato a Formigara il 30 dicembre 1942 ed è stato ordinato sacerdote il 25 giugno 1966. È stato vicario nella comunità dei "Santi Cosma e Damiano" in Persico (1967-1969) e poi nella parrocchia "Santi Filippo e Giacomo" in Castelleone (1969-1976). Dal 1976 al 1979 è stato parroco di S. Michele Arcangelo in Castelnuovo del Zappa. Per otto anni, dal 1979 al 1987, ha ricoperto l'incarico di presidente della Federazione Oratori Cremonesi. Nel 1987 il vescovo Assi lo scelse come nuovo arciprete dei "Santi Giuseppe e Biagio" in Robecco d'Oglio dove rimase fino al 1999 quando fu trasferito alla guida della comunità "Santi Apollinare e Ilario" in Cremona. Dal 1998 al 1999 è stato anche amministratore parrocchiale di S. Pietro Apostolo in Castelnuovo Gherardi. Nel 2004 un nuovo trasferimento, questo volta come parroco di San Siro in Soresina e amministratore parrocchiale di S. Nicola in Farfengo. Nel 2010 la nomina a collaboratore parrocchiale di San Martino Vescovo in San Bassano e nel 2011 quella a parroco di San Martino in Beliseto e Marzalengo.

Una settimana molto intensa, quella dal 2 al 7 giugno per gli amici dell'oratorio Castello. Dopo la gita a Gardaland con oltre 150 partecipanti e la veglia di preghiera insieme al profeta Giona (qui i presenti erano di meno purtroppo), giovedì sono state presentate le immagini delle attività estive (tutti i filmati si possono rivedere qui sotto), venerdì i Natistanki hanno ripresentato la commedia "La cena dei cretini", sabato si sono esibiti i talenti canori dell'oratorio con note di notte, infine domenica mattina la Messa e dopo cena sono saliti sul palco i ragazzi del grest che hanno offerto ai presenti un simpatico spettacolo incentrato sulla figura del profeta Giona intervallato dai balletti dei diversi gruppi d'età. 

Un grazie sentito alle donne della cucina (tutte esaurito come previsto) e a tutti coloro che hanno reso lieta questa settimana. Ora ci aspetta un anno da affrontare con entusiasmo.

I video delle attività estive dell'oratorio

Il grest Pianoterra 


Il campo al mare a Cesenatico

Il campo in montagna a Folgarida

Le vacanze del Branco Waingunga

Le vacanze del Branco Seeonee

Il campo del reparto in Val San Valentino

Il clan alla route nazionale di San Rossore

La festa dell'oratorio 2014 oltre alla Messa di domenica 7 in oratorio alle ore 10.30, offre alcuni appuntamenti di rilievo.

Mercoledì 3 alle 21.00 ci sarà una veglia di preghiera in Castello per riscoprire il valore dei segni della fede. Sono invitati genitori e ragazzi.

Giovedì 4serata campi. Si inizia alle 19.30 con la cena su prenotazione (qui sotto si può scaricare il modulo da consegnare in oratorio), a seguire la proiezione delle foto dell'estate, grest, campi dell'oratorio e campi scout. Una simpatica vetrina dell'oratorio.

Venerdì 5 alle 21.00 i Natistanki, gruppo teatrale dell'oratorio presenta la commedia "La cena dei cretini".

Sabato 6 alle 21.00, Note di notte. Esibizioni canore di alcuni giovani cantanti dell'oratorio. Ricchi premi al vincitore!

Domenica 7 alle 21.00 i bambini e i ragazzi dell'oratorio propongono uno spettacolo a conclusione dell'attività estiva del Grest.

Per onorare la festa patronale di San Nicola, mercoledì 10 settembre, alle 11.00 la Messa a San Martino e quest'anno dalle 19.30 possibilità di cena in oratorio e alle 21 i Natistanki propongono la commedia "Il vino di Sambuco".

Giovedì 4, sabato 6, domenica 7 e mercoledì 10 settembre si può cenare in oratorio, un'occasione imperdibile ... provare per credere.

Nelle ultime due settimane di vacanza scolastica torna il grest per i ragazzi di elementari e medie. Dal 25 agosto al 7 settembre in concomitanza con la festa dell'oratorio (3-10 settembre) tutte le mattine, dalle 9 alle 12.00, dal lunedì al venerdì saranno organizzate attività per i bambini e i ragazzi. Non mancate! 

Calendario Grest 2014

1^ settimana

Lunedì 25

Martedì 26

Mercoledì 27

Giovedì 28

Venerdì 29

Mattino

Iscrizioni Festa di apertura

Attività e giochi.

In piscina al pomeriggio 

Attività e giochi.

Attività e Giochi

Attività e Giochi

 

2^ settimana

Lunedì 1

Martedì 2

Mercoledì 3

Giovedì 4

Venerdì 5

Mattino

Attività e giochi.

 

Gita a Gardaland  Tutto il giorno

Attività e giochi.

 

Attività e giochi.

Attività e giochi.

Domenica 7 settembre al mattino Messa in oratorio. Alle 21.00 festa finale del grest sempre in oratorio.

Qui sotto puoi scaricare il volantino informativo del grest ed il modulo di iscrizione alla gita a Gardaland.

La comunità cristiana di Viadana accoglie con entusiasmo la nomina del nuovo parroco, don Antonio, dopo l'annuncio al termine delle Messe di domenica 3 agosto. Con lui le due parrocchie di Viadana, San Pietro e Castello, inizieranno il cammino che le porterà a diventare un'unica realtà. Un compito impegnativo per il quale, oltre alla preghiera, i viadanesi assicurano a don Antonio collaborazione incondizionata. 

Don Antonio Censori è nato a Scandolara Ravara il 5 marzo 1948. Ordinato sacerdote il 22 giugno 1974, ha iniziato il proprio ministero come vicario a Cingia de’ Botti. Nel 1978 il trasferimento ad Antegnate e, nel 1985, alla parrocchia di Cristo Re in Cremona. Dal 1991 al 2000 ha ricoperto anche il ruolo di incaricato per la pastorale dei fieranti e circensi.

Nell’anno del grande Giubileo è diventato Parroco, con il vescovo Giulio Nicolini che gli ha affidato le comunità di Sospiro, Tidolo, San Salvatore e Longardore. Dal 2006 è vicario zonale della Zona VIII e, dal 2007, membro del Consiglio presbiterale diocesano. Nel 2014 don Antonio è nominato dal Vescovo Dante parroco di Viadana. 

Nuovi contributi nella sezione dedicata alla raccolta di brani di scrittori contemporanei che si confrontano con la figura del prete. Un invito alla riflessione sul ministero ordinato e alla preghiera per i preti in questa epoca segnata da una drammatica crisi di vocazioni al sacerdozio, nella consapevolezza che la letteratura spesso anticipa, istruisce e soprattutto esplicita nitidamente il sentire comune.

Se qualche visitatore avesse il desiderio di commentare quanto proposto o di contribuire alla rubrica può scrivere all'indirizzo mail " Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. " (copia l'indirizzo nel tuo browser di posta elettronica). 

cronache-pastorali

Il sito diocesano ha reso pubbliche le dimissioni da parroco di Viadana di Mons. Floriano Danini giovedì 31 luglio. La notizia non è di quelle che passano inosservate perchè don Floriano ha passato molti anni del suo servizio pastorale a Viadana, prima come vicario parrocchiale, quindi al Collegio Benozzi ed infine dopo gli "anni cremonesi" come parroco di Castello, Santa Maria e San Martino, perchè contemporaneamente anche il parroco di San Pietro, don Virginio Morselli, si è dimesso, e perchè il Vescovo Dante ha deciso di creare a Viadana un'unica parrocchia. 

Per questi motivi, forse, un giornale locale ha titolato "Incertezze e dimissioni a Viadana" (mentre il corpo dell'articolo ha riportato con misura e precisione il resoconto del decreto vescovile), quasi a sottindere che, con astute mosse, i poteri forti clericali abbiano messo in atto un complotto per colpire personaggi scomodi e, magari, insabbiare qualche scandalo (vanno di moda, no?). In realtà delle dimissioni di don Floriano e don Virginio si parlava già da diversi mesi perchè entrambi hanno raggiunto e superato l'età pensionabile prevista per i preti (75 anni), e da più di un anno i preti negli avvisi avevano avuto l'incarico di avvisare le comunità che in futuro a Viadana si sarebbe arrivati ad un'unica parrocchia per tutto il paese.

Cosa è accaduto? Secondo il Vescovo Dante i tempi finalmente sono maturi per dare corso a queste attese novità.

Pronti ad accogliere il nuovo parroco, è il tempo dei ringraziamenti a don Floriano, ognuno glieli farà personalmente.

 

Una ventina di adolescenti degli oratori di Viadana hanno condiviso una settimana (dal 12 al 19 luglio) di attività, giochi e riflessioni godendo dei panorami offerti dalla Val si Sole a Folgarida di Dimaro. In questo articolo presentiamo in ordine sparso alcune immagini del campo, un po' di fresco nella torrida estate viadanese.

Da sabato 5 luglio a sabato 12 luglio si è svolto nella casa Sant'Omobono della Diocesi di Cremona a Cesenatico il campo al mare degli oratori di Viadana. Più di settanta i bambini e ragazzi partecipanti, accompagnati dai due preti, don Fabio Sozzi di San Pietro e don Piergiorgio, e da alcuni animatori. In compagnia dei simpatici personaggi di "Robin Hood", le giornate sono trascorse tra attività, giochi, riflessioni, preghiera e tanto "mare". Per tutti un'occasione di crescita e di nuove amicizie. Alla prossima...

Alcune immagine delle settimana a Cesenatico:


Siamo orgogliosi di ospitare una nuova lettera dal Mozambico di Padre Andrea Facchetti, giovane missionario viadanese.

Paure

0. Premessa alle paure: privilegi

Sono privilegiato. Mi sveglio alle quattro del sabato mattino e fino alla notte della domenica, quando il sole è ormai calato da un pezzo, vado a spasso per la savana. Così tutti i fine settimana, da aprile fino a novembre,  quando - se il cielo ce la manda buona - ricomincerà la stagione delle piogge. A spasso per la savana. Senza tour operator, senza l’incubo di accodarsi pedissequamente ad una guida demenziale scritta per turisti occidentali, senza pacchetti viaggio preconfezionati per villeggianti equipaggiati di attrezzatura high-tech da safari e muniti di macchina fotografica con l’ossessione delle foto che dovranno esibire di ritorno dalle ferie.

1. Paure altre

Sì, lo riconosco, sono proprio privilegiato. Imparo a conoscere questa fascia di terra di più di duecento chilometri di lunghezza, delimitata, ad est, dalla catena di rilievi rocciosi che fa da confine tra Mozambico e Malawi e, ad ovest, dalla riva sinistra dello Zambesi a monte della confluenza con lo Chire. Su questa fascia di terra si distendono le ottantadue comunità che compongono la nostra parrocchia. Gesù dice di andare a due a due. Generalmente noi andiamo in tre. C’è Cesare, missionario entusiasta che ha la stessa età di mia madre, conosce perfettamente la nomenclatura in Chisena di tutta la fauna e la flora autoctona, mangia cavallette ed è maestro nel fare il formaggio. C’è Serafino, sardo di nascita e milanese di adozione che dopo la morte della moglie, da cinque anni si è messo umilmente a servizio di questo popolo. E ci sono io, che a fatica riesco a comunicare nel mio modestissimo Chisena fortemente contraddistinto da un marcato accento da bassa mantovana, cosa più unica che rara da queste parti.

Cesare ed io andiamo in due comunità a testa al giorno: cominciamo con un incontro per confrontarci su punti di forza, problemi e difficoltà; proseguiamo con l’Eucaristia. Negli occhi, nella danza, nel canto, nel ritmo potente delle mani sul tamburo c’è tutta la gioia di chi la vive due sole volte all’anno. Si finisce con il pasto, rigorosamente a base di nshima na nkhuku – polenta di miglio e gallina – seduti per terra e mangiato con le mani. Con Cesare e Serafino ci si ritrova di notte per dormire su una stuoia di paglia, sotto una capanna o dentro una chiesetta. Di sera si può essere colti dal timore più che ragionevole delle zanzare, che nei dintorni dello Zambesi sono plotoni di esecuzione spietati pronti al fuoco, mentre prima di coricarsi ci si può augurare di non svegliarsi alle due del mattino coperti di formiche, come mi è successo a Kampata quattro settimane fa. Certo, timori legittimi. Ma le paure, da queste parti, sono ben altre.

2. Paura di alzare la testa

Verso nord. Due ore e mezzo per arrivare a Doa. Da qui si prende un sentiero le cui uniche ruote a percorrerlo, fino a prima di noi,  sono state solo quelle delle biciclette. Tra terra arida, rocce, arbusti e pendii scoscesi si sale verso le colline in direzione Malawi. Nelle poche aree piane la gente coltiva miglio, sorgo, mais, sesamo e cotone. Il cotone è venduto in Malawi, perché il prezzo è migliore di quello offerto dalla “China – Africa cotton” che opera in terra mozambicana. Per evitare i controlli della guardia doganale si viaggia in bici, di notte, inventandosi cammini tra le colline rocciose. L’acqua scarseggia. Si scavano buche profonde nei ruscelli in modo da mantenerla anche nei mesi in cui non pioverà. Novembre e le sue sperate piogge sono lontani e già ora che siamo a giugno si beve acqua torbida. A Kadenga e a Chigumukire nessuno va a scuola. Chi si farebbe quindici chilometri a piedi di andata e altrettanti di ritorno ogni giorno? I cinesi hanno ricominciato quest’anno a tagliare legname pregiato: ebano, chanfuta, pau ferro, missano che fanno viaggiare sulla ferrovia del carbone. Avevano sospeso cinque anni fa perché, come dice la gente, erano arrivati al punto di tagliare anche i palitos, vale a dire gli stuzzicadenti. Hanno tutto il tempo di lasciare crescere le piante: la concessione dura cinquanta anni e non prevede alcun progetto di riforestazione. La vita qui fa pagare caro il suo conto. Così c’è chi tra queste rocce si è messo a cercare l’oro. Pare che ce ne sia.

Vado nei villaggi di questa zona per tre fine settimana consecutivi, incontrando dodici comunità. Con mio grande stupore, mi accorgo che il telefono ha sempre rete. Sono ai confini del mondo, mancano acqua e scuola, il cibo scarseggia, si muore di malaria perché l’ospedale più vicino è a cinquanta chilometri da fare in bicicletta: che interesse economico c’è a garantire la copertura della rete in una zona scarsamente abitata e dove sono pochissimi ad avere il cellulare? Durante un incontro in una comunità, a distanza ascolto il rumore del treno del carbone ed ecco la risposta. Ogni giorno una media di quindici treni risalgono e riscendono i 575 chilometri della linea di Sena che da Moatize arriva al porto di Beira. Ciascuno è composto da 40 vagoni trainati da due locomotive e trasporta 2500 tonnellate di carbone. È in corso un ampliamento della linea di Sena che dovrebbe terminare il prossimo anno per fare spostare treni di 100 vagoni ciascuno trainati da sei locomotive.

Carbone, legname, oro, cotone. Risorse che sono lì accanto. Risorse che stanno sotto terra. Risorse che passano in mezzo. Ricchezze che potrebbero appartenere alla gente che vive la terra. Invece questa stessa gente vive nella paura. La paura di denunciare i cinesi che impongono condizioni di lavoro disumane e che non indennizzano chi rimane infortunato o muore sul lavoro. La paura di rivendicare al Distretto il diritto alla salute, allo studio, all’acqua. La paura della polizia doganale che va in cerca dei contrabbandieri di cotone in bicicletta e lascia transitare impunemente autocarri carichi di legname pregiato il cui taglio è proibito. Forse non c’è la paura di osservare il treno del carbone. Fissandolo dalle proprie capanne, lo si contempla avanzare come fosse venuto da Marte, fino a che svanisce a distanza. Spettacolo da modernità industriale che attraversa un mare di ingiustizia. Il treno del carbone lo penetra. Poi, impassibile, prosegue il viaggio verso il suo pianeta. Mentre il mare di ingiustizia si richiude sempre identico a se stesso.

3. Paura di un dito puntato

A Chigumukire arrivo una domenica mattina, dopo avere dormito nella chiesetta di Kadenga. Le mamme hanno già acceso il fuoco e stanno preparando la carne di capra per il pranzo della comunità. Nell’incontro emergono l’entusiasmo ma anche la fragilità di una comunità che ha soli cinque anni. Negli ultimi quattro mesi la comunità non si è riunita perché lo tsogoleri – letteralmente “colui che sta davanti”, il responsabile – aveva trovato un lavoro temporaneo altrove. Neppure si è fatta Pasqua. Nonostante tutto celebriamo una Eucaristia viva, sotto una capanna ben costruita. Dopo il pranzo, lo tsogoleri – Aloni, venticinque anni, uno dei pochi uomini non poligami e che sa leggere e scrivere - si avvicina comunicandomi di essere pronto per il battesimo e per il matrimonio, dato che ha seguito la formazione della comunità vicina. «Molto bene – concludiamo – allora ci vediamo ad agosto». Noto che tergiversa, come se avesse timore ad aggiungere altro. «Padre André, vede la capanna dove abbiamo pregato? Ecco, non è la nostra: l’abbiamo chiesta in prestito ad una chiesa pentecostale». «Come mai?», chiedo meravigliato. Con l’aria distesa di chi è riuscito a levarsi un peso dalla coscienza, risponde finalmente sereno: «Beh, è che nella nostra sono entrati gli spiriti».

A mãe Lucinda abbiamo detto arrivederci il primo di maggio. Aveva 23 anni, teneva la sua vita e un’altra vita dentro il grembo. Il giorno prima, alle sei del mattino, mentre stiamo cominciando la preghiera, chiamano da fuori. È il marito che ci chiede di accompagnare in macchina la moglie all’ospedale di Muturara. Sono 15 chilometri di strada sterrata pessima piena di buchi. Mãe Lucinda deve partorire e il marito si rende conto che non è nelle condizioni di essere caricata sul portapacchi della bicicletta, come fanno tutti. Cesare parte immediatamente. All’ospedale di Mutarara, la vita che porta in grembo nasce senza vita, mentre mãe Lucinda muore poco dopo.

Il giorno dopo mãe Lucinda è dentro una bara di pochi assi coperti da un lenzuolo bianco. Semplice e povera come la capanna che la accoglieva fino a poche ore prima. Al funerale ci sono tutti. Vuoi per affetto, ma vuoi anche per paura. La paura di essere accusati della morte di mãe Lucinda. Dopo la preghiera lo saphanda – il capo villaggio – prende la parola: «Mãe Lucinda era giovane, stava bene fino all’altro ieri e non aveva mai avuto problemi. Sappiamo tutti cosa è successo. Invito i presenti a segnalare tutti coloro che non hanno partecipato a questa cerimonia». “Segnalare” in Chisena è kuthonya, che sginifica anche “indicare, puntare il dito”. Si indicano le persone assenti, perché sono coloro che potrebbero avere avuto qualche ragione per volere la morte della persona defunta e potrebbero averla provocata attraverso gli mizimu yakuipa, gli spiriti malvagi. Sarà poi compito dello ng’anga individuare il colpevole tra gli “indicati”. Cesare chiede di nuovo la parola e conclude: «Kuthonya, thangwi yanji? Towera tiende pontho ku maliro anango?». Che significa: «Indicare, per quale motivo? Per andare ancora ad un altro funerale?». E tutti tornano verso casa. Accompagnati dalle proprie paure.

4. Paura di stare sulla propria terra

36.000 ettari non sono poco cosa. Corrispondono ad un rettangolo che ha un lato di 40 km e l’altro di 9. È la superficie che un’impresa indiana che opera nel settore dei diamanti ha chiesto al governo mozambicano per coltivare canna da zucchero nell’area compresa tra la strada che sta a cinquanta metri da casa nostra e il fiume Chire. Dai diamanti alla canna da zucchero: in questi tempi di crisi economica globale e di flussi imprevedibili di capitale, pare sia bene diversificare i propri investimenti. Fino ad ora il governo mozambicano ha concesso 20.000 ettari. Gli altri si stanno negoziando. All’insaputa di chi la terra la vive e la lavora. Un anno e mezzo fa erano venuti a Charre i rappresentanti dell’impresa e quelli del Distretto. «L’impresa porterà lavoro e benessere per tutti», fu detto al comizio pubblico. La Legge della Terra prevede che si compiano almeno due consultazioni pubbliche, coinvolgendo tutte le persone che lavorano la terra interessata, col fine di vagliare il loro consenso o dissenso. Le consultazioni non si fecero. I capi villaggio ricevettero la moto, furono invitati ad un lauto pranzo e apposero le firme a nome di tutti. Poche settimane dopo cominciarono ad essere posti blocchi di cemento come segnali di demarcazione in mezzo alla terra lavorata dalla gente.

Mi avevano parlato del progetto della canna da zucchero ancora quattro mesi fa, appena arrivato a Charre, ma nessuno conosceva i dettagli: chi era l’impresa, quanti ettari, per fare cosa. Anche al Municipio e al Distretto di Mutarara, tutti con la bocca cucita. Il 15 ottobre ci saranno le elezioni e nessuno ha voglia di perdere il posto. Così, a fine maggio, passo tre giorni a Nyangoma – dove vive Serafino, a 30 km da Charre e posta geograficamente al centro del progetto – con l’obiettivo di reperire informazioni. E mi va bene. Il secondo giorno, dopo tre ore di jeep tra savana incolta, capanne sparse e campi coltivati incontro prima alcuni appezzamenti di canna da zucchero e, poco più avanti - in un luogo incantevole sulla riva dello Chire e alle pendici del monte Morrumbala che si erge imponente  subito oltre il fiume – una tenda, una jeep nuova di zecca e un signore seduto ad un tavolo con il suo portatile. Conosco così l’ingegnere agronomo che sta seguendo il progetto. Mi presento come: «Padre della chiesa cattolica arrivato da poco. Sto conoscendo le comunità e mi hanno informato di un interessante progetto che darà lavoro a molta gente del posto». Cosa ci si inventa a volte... Gentilissimo, l’ingegnere mi accompagna a visitare il progetto pilota di produzione della semente, mentre mi dà tutti i ragguagli che cercavo.

Dopo l’esperienza di difesa della terra di Dondo andata a buon fine, stiamo cominciando a formare anche qui a Charre le commissioni di giustizia e pace nelle nostre comunità. Iniziamo a partire dalle comunità che rientrano nell’area interessata dal progetto della canna da zucchero. Sono i primi passi, vedremo cosa si riuscirà a fare. L’importante è farlo assieme con la gente. Prima di tutto bisognerà cercare di aprire gli occhi, per poi aprire la bocca. Prendere coscienza – assieme – dello stato delle cose. Comprendere che, come popolo, si ha voce in capitolo e non si possono subire passivamente le decisioni che vengono dall’alto. Vincere la rassegnazione e il complesso di inferiorità. Sapere che esistono una legge e dei diritti. Questa stessa legge è stata impunemente violata perché non sono state compiute le consultazioni pubbliche. E questo abuso di potere da parte del governo locale, in connivenza con l’impresa straniera, è un punto di partenza notevole sul quale potere lavorare. Intanto la gente ha paura. Paura di stare sulla propria terra. È appena terminata la stagione del raccolto. A testa bassa, ci si chiede: «Quanti altri potremo farne ancora?».

Per finire con le paure: paure liberate

Il lunedì è il giorno del tempo rallentato. Cesare è maestro nel fare il formaggio e ha ora trovato un discreto discepolo. La mattina ci portano cinque litri di latte appena munto. Cesare custodisce gelosamente il caglio che gli ha dato suo cugino Gianni, proprietario di un agriturismo sulle colline di Vicenza. Così riusciamo a produrre una forma di formaggio che sta nel palmo di una mano. Il formaggio riesce sempre ottimo, ma non ha nome specifico dato che, ogni volta, gusto, consistenza e aspetto risultano differenti dalla volta precedente. E, cosa sorprendente, tutto questa pluralità di varietà avviene senza intenzionalità previa.

Dopo pranzo e dopo la puntuale telefonata di mia madre e mio padre, i piedi vanno in direzione delle montagne dietro casa e si portano dietro testa e cuore, che a loro volta si portano dentro un vortice di vita, che a sua volta si porta dentro i volti delle persone incontrate durante la settimana appena trascorsa, che a loro volta si portano dietro le loro storie, paure, sofferenze, lotte, gioie e speranze.

Questo lunedì di principio di inverno, con gli alberi che stanno lasciando cadere le foglie, rapidi a seguire il bao-bab che le ha già perse da un pezzo, con la pianura dello Chire là in basso trasformatasi in un tappeto giallo, con un cielo grigio di nuvole portate a spasso da una brezza lieve, risalgo il letto di un torrente in secca e sento il peso delle paure degli altri. Un raggio di sole taglia il grigio del cielo. Dalla testa e dal cuore affiora kunja kwakumasuka, espressione che mi aveva incantato quando pai Emilio - padre di sette figli, contadino, allevatore di vacche e mio maestro di Chisena – me l’aveva spiegata qualche giorno fa e che significa «fuori si è aperto». Kumasuka è il verbo del cielo che si apre e che si libera dopo la pioggia. Ma non solo. Munthu wakumasuka è infatti «la persona libera». Perché un cielo che si apre dopo la pioggia è come un uomo liberato dalle nuvole delle sue paure.

Spirito che sei vento, soffia via le nuvole delle nostre paure e fai volare le nostre coscienze liberate. Così sia.

pe. André

 

Immagini assieme alle parole

1. Pe. Cesare alle prese con la fauna autoctona.

2. Kizito mostra un blocco di cemento posto dall'impresa della canna da zucchero all'interno del suo campo coltivato a mais.

3. Maggio 2014, Dondo: assemblea dei Missionari Saveriani in Mozambico.

 

La seconda settimana di grest ha visto svolgersi un evento particolarmente significativo, il raduno dei grest degli oratori del viadanese allo stadio Zaffanella di Viadana mercoledì 18 giugno dalle 17.00 alle 21.00. Una serata di grande festa, che ha evidenziato ancora una volta il valore dei nostri oratori dove, con pochissime risorse economiche, ma con l'affetto di tante persone si creano legami. Cliccando nel link qui sotto si può accedere alla pagina dedicata dal portale diocesano di Cremona al raduno dei grest di mercoledì.

Cronaca del raduno dei grest 2014  (per gentile concessione di don Claudio Rasoli, direttore del sito della Diocesi di Cremona)

Photogallery del raduno dei grest 2014 (per gentile concessione di don Claudio Rasoli, direttore del sito della Diocesi di Cremona)

Immergetevi nel Grest Pianoterra scorrendo le foto di questo articolo, sono stati immortalati i giochi e attività della prima settimana. Il grest prosegue tutti i giorni dal lunedì al venerdì, mattina e pomeriggio (domenica solo alla mattina) fino al 27 giugno. Nel programma anche uscite alla piscina comunale di Viadana e gite di un giorno a parchi acquatici. Mentre scorrete le foto potete ascoltare (o scaricare) l'inno e la preghiera del grest.

La canzone che introduce la preghiera "Terra Tua"

 

L'inno musicale del grest "Piano Terra"

 

 

Sabato 31 maggio con la commedia grottesca "Il Vino di Sambuco, presso l'auditorium I.T.C. di Viadana, i Natistanki hanno concluso le loro fatiche, ricompensati ampiamente dalla soddisfazione personale e del numeroso pubblico, ormai affezionato alle rappresentazioni del gruppo teatrale dell'oratorio. I ringraziamenti sono per gli attori e per i loro educatori che, questa primavera, hanno allestito con i ragazzi ben due spettacoli dopo un anno di riunioni settimanali la domenica pomeriggio. Chissà l'anno prossimo ... 

Alcune immagini de "Il Vino di Sambucoi":

Avvisi Settimanali

   ->Avvisi 8/09/2019

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Orari delle SS. Messe

 S. Messe Festive

Ore 8.00 - S.Pietro

Ore 9.00 - S. Martino

Ore 10.00 - S. Pietro

Ore 10.30 - Castello

Ore 11.15 . Buzzoletto

Ore 11.30 - S. Maria

Ore 18.30 - Castello (inv. ore 18.00)

S. Messe Festive del sabato

Ore18.00 - S. Pietro

Ore 18.30 - Castello (inv. ore 18.00)

 S. Messe Feriali 

Ore 7.00 - Cappella delle suore di S. Pietro

Ore 7.30 - S. Maria

Ore 9.00 - S. Rocco

Ore 18.00 - S. Pietro 

Ore 18.30 - Castello Tutti i giorni (inv. 18.00)

Ore 20.30 - San Rocco solo il primo giovedì del mese

Confessioni: venerdì dalle ore 9.15 alle 11.15 In Castello e sabato dalle ore 16.00 alle 17.30 a San Pietro.

Bisogni Caritas

I volontari della Caritas sono in sede (dietro la caserma dei Carabinieri di Viadana, ex-villaggio) tutti i sabati dalle 14.30 alle 17.30. Attualmente c'è necessità di generi alimentari a lunga conservazione: pasta, latte, olio, zucchero, farina bianca, legumi e conserve, biscotti.