Padre Andrea Facchetti manda sue notizie dal Mozambico, colpito da un devastante ciclone
Notizie - 20/03/19

Cari amici e care amiche,

spero stiate bene. In questi giorni sono arrivati alcuni messaggi dall'Italia che mi chiedono della situazione del Mozambico e della nostra salute, dopo il passaggio del ciclone che ha devastato Beira e tutta la regione centrale del Paese. Mi piacerebbe scrivere con calma, rispondere ad uno ad uno, oppure fermarmi e pensare ad uno dei soliti letteroni. Ma la vita corre tanto veloce anche qui in mezzo alla savana, mentre c'è un dovere etico che urge.

Giovedì 14 marzo tutta la zona centrale del Mozambico è stata colpita da una depressione tropicale, annunciata da giorni, e accompagnata da un ciclone chiamato Idai. La città più colpita è stata Beira, seconda città del Paese con i suoi 600 mila di abitanti, situata sulla costa dell'oceano Indiano. Beira è capoluogo della nostra regione di Sofala e sede della nostra Diocesi

Il ciclone ha divelto i tralicci dell'energia elettrica e le antenne delle tre compagnie telefoniche. In più, sono esondati due fiumi. La città è così rimasta totalmente isolata. Solo ieri, dopo tre giorni, sono state riattivate alcune linee telefoniche. Abbiamo ripreso i contatti con Beira, sono circolate le prime immagini e ci si è resi conto della gravità della situazione. L'impatto del ciclone è stato devastante.

Conosco bene Beira: vederla così, sventrata, è irriconoscibile. Si parla di circa il 90% delle abitazioni distrutte dal vento dell'uragano che infuriava a 180 km all'ora. La maggior parte della popolazione vive in case fatte di materiale semplice e povero. I tetti sono lamiere di zinco che il furore del ciclone ha alzato via come fogli di giornale. La gran parte delle famiglie sono così senza rimaste senza nulla. Ma anche case in muratura, edifici pubblici, chiese, supermercati... tutto distrutto. Distrutto e allagato, perché molte aree della città si trovano sotto il livello dell'oceano. I morti, per ora, sono 84. Il presidente della Repubblica diceva ieri sera alla nazione che il numero è destinato a salire almeno a 1000. Perché assieme alla città, è tutta la regione ad essere stata colpita.

Un amico prete che vive a Beira diceva ieri che il ciclone ha fatto cadere la torre di controllo dell'aeroporto. Nonostante questo, ieri sono arrivati cinque aerei, alcuni dal Sud Africa con i primi volontari, beni di prima necessità e medicinali. Si aspetta un volo dell'ONU, con il PMA (programma mondiale dell'alimentazione). Primo lavoro: con le motoseghe togliere gli alberi divelti dalle vie di circolazione. Diceva che ci vorranno giorni prima che vengano ripristinate energia elettrica e acqua. Per ora la gente sopravvive come può, facendo la fila ai pozzi. Il problema è che le piogge continuano e si teme la diffusione di malattie.

Noi undici Saveriani, stiamo tutti bene. Ci sono tre confratelli a Dondo - a 30 km da Beira - dove anche io ho vissuto per un anno tra il 2012 e il 2013. Parte del tetto della nostra casa di Dondo è volato via.Il salone parrocchiale è distrutto.

Noi qui a Chemba, siamo a 500 km di strada da Beira, ma a 300 km in linea d'aria. La depressione tropicale ci ha colpito di striscio, mentre indebolita andava a spegnarsi nel vicino Zimbabwe. Il fiume Zambesi ha fatto paura lunedì scorso quando è esondato ed è arrivato in strada. Per andare in paese, serviva la canoa. Dopo due giorni è rientrato, non ci sono state vittime. Anche qui le piogge continuano in maniera anormale, compromettendo l'attività agricola - che è la fonte primaria di vita della gente - e il raccolto di quest’anno. Sabato e domenica ero nelle comunità. In moto e a piedi nel fango, dato che la jeep sarebbe rimasta impantanata.

Per il resto, la mia vita corre via rapida come il grande fiume qui a pochi passi, tra scuola, studentato e visita alle comunità nei fine settimana.

Ci sarebbe tanto altro da raccontare: vedere questa tragedia nel suo contesto globale, leggerla a partire dalla prospettiva dei cambiamenti climatici, riflettere su come l'azione distruttiva dell'umano sull'ambiente, qui, in questi anni recenti, potrebbe avere amplificato le conseguenze dell'azione della natura... per ora basta così.

A chi porta nel cuore questa cosa chiamata fede, chiedo di ricordarsi di questo angolo di Africa e della sua gente.

Pasqua, quest'anno, quando arriverà anche qui, avrà un profumo diverso.

Con amicizia,

p. Andrea

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